Il vino della discordia in A22: Stalin e Hitler di nuovo in etichetta

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Nel pomeriggio di ieri (3 dicembre) un lettore di “Secolo Trentino” (Sig. Aldo R.) ci inviava la foto di una contestatissima notizia comparsa anche sui maggiori quotidiani locali del Trentino, che riporta (per la precisione) le immagini del vino venduto in A22, area di sosta, raffigurante visi di personaggi famosi quali Hitler, Stalin, Mussolini.

La serie di bottiglie, che è stata contestata anche in altri negozi in passato, ad esempio in Carrefour – come riporta VareseNews – è dunque spesso al centro delle polemiche per via dei visi dei dittatori sopra citati che vi compaiono in etichetta.

Ovvero: gli automobilisti non avrebbero gradito l’effige, principalmente di Hitler, come riporta citando L’Adige – quotidiano – lo stesso Rossi, che chiama in causa i rabbini (capi religiosi ebraici).

Periodicamente la notizia di queste bottiglie – una serie di bottiglie – compare sulla stampa, accadde a Milano nel 2007 e ora in Trentino nel 2015. In Italia la produzione di Souvenir e Gadget che raffigurano dittatori europei e stranieri non è vietata. Esattamente come si riportano Che Guevara, Marilyn Monroe e altre vacuità.

Il divieto, noto come apologia, di parlare di nazismo e fascismo ha una legge a parte, non parla di etichette di vino; è evidente che – però – le cose potrebbero cambiare se da parte della società civile emergeranno altre iniziative coercitive, illiberali ma probabilmente legittime, se offensive di valori e lesive di diritti.

“Però una riflessione: la mancanza di “sense of humor” in tema di dittature e la ancora presente “censura” commerciale delle immagini dei dittatori europei – perché fondamentalmente questo è il problema – sono evidente segno di un problema, esse stesse. Paradosso di un sistema che vede il bene e il male con sensibilità diverse. E meno male che “voi” – il popolo del web – volevate essere come Charlie. Quantomeno, la scrivente, onesta intellettualmente, trovando davvero stupido usare stupidamente dei simboli gravi – ha sempre ammesso di non essere in grado di essere liberale come Charlie. Probabilmente se mi regalassero quel vino, seppure io non beva del vino rosso, lo potrei usare per cucinare, ma anche se la stampa in BN su un vino scadentino vale 20 euro, non conserverei sicuramente quella bottiglia celebrativa. Certo, la pubblicità parla di parecchie cose, astruse; l’inizio dei divieti ha poco a che fare con la libertà. Forse seguirà il porno? Perché le armi no?”

di Martina Cecco

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