INFEZIONI OSPEDALIERE: LA CAUSA NELLE MANI SPORCHE

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Aumentate negli ultimi cinque anni in Europa le infezioni intestinali provocate da Clostridium difficile, un batterio causa di un elevato numero di infezioni ospedaliere. I più colpiti gli over 65 con un incremento ancora più accentuato per chi supera gli 85 anni, età in cui aumenta contestualmente la frequenza di forme clinicamente severe alle quali si associa un rischio di mortalità. I sintomi sono identificabili principalmente nei pazienti ospedalieri con forte dissenteria.

In Italia il numero di infezioni ospedaliere è compreso tra il 5% e l’8%. Ogni anno si verificano circa 450-700 mila infezioni (soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi) e nell’1% dei casi si stima che esse siano la causa diretta del decesso del paziente (ISS, 2009). Il 70% circa deriva invece dalle condizioni cliniche e dall’insorgenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici. Sebbene non tutte le infezioni siano prevenibili, è stimato che circa il 30% è potenzialmente evitabile con l’adozione di misure preventive efficaci. La singola azione di igiene delle mani è stata riconosciuta come uno degli elementi centrali per proteggere il paziente dalla trasmissione crociata di microrganismi. Nonostante ciò, vi sono numerose evidenze di scarsa adesione a questa pratica da parte dei professionisti sanitari: il tasso di personale sanitario che si lava le mani raramente supera il 50%.

Anche le ricadute economiche dell’infezione appaiono rilevanti per il SSN: le infezioni da Clostridium difficile sono associate ad un prolungamento della degenza ospedaliera (secondo dati USA da 2,6 a 4,5 giorni) e richiedono spesso anche la riammissione in ospedale e l’effettuazione di indagini diagnostiche mirate (laboratoristiche, radiologiche, endoscopiche). Secondo il Centro Studi SIC Sanità in Cifre, da una semplice indagine effettuata in alcuni laboratori di microbiologia si è riscontrato che le richieste di test GDH e approfondimenti sulle tossine A e B sono praticamente semisconosciute negli ospedali del SUD e parzialmente conosciute negli ospedali del Nord. Secondo dati dell’European CDC, in Inghilterra le infezioni da CD comportano una spesa indotta di € 5.000-15.000 per caso; se si riporta questo dato sull’intera popolazione europea, ciò porta a stimare che CDAD provochi ai sistemi sanitari europei un potenziale costo aggiuntivo di 3.000 milioni di € per anno, dato da ritenere in crescita per i prossimi decenni; ·negli USA il costo attribuibile per un paziente con CDAD è stato stimato in $ 2.470- 3.669 per episodio; il costo attribuibile per paziente nei sei mesi dopo la diagnosi varia da $ 5.042 a 7.179. La spesa degli ospedali USA per il trattamento di CDAD è stata così stimata in 3,2 miliardi di dollari/anno.

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