Jan Zielonka al Festival dell’Economia elenca i problemi delle élite e dell’Europa liberale

Una Europa al passo con il secolo

Nella foto, il politologo polacco durante il suo ultimo intervento al Festival dell'Economia

Nel pomeriggio della seconda giornata del Festival dell’Economia, Palazzo Geremia è stato il palcoscenico di un magistrale intervento del politologo di origini polacche Jan Zielonka, professore di politiche europee all’Università di Oxford, che non ha lesinato feroci e dure critiche al mondo liberale che ha governato finora l’Occidente. Appunti che non provengono da un osservatore esterno: Zielonka stesso è un convinto liberale e lo ha affermato spesso durante quest’ora e mezza di dibattito, ma ciò non inficia sulla sua capacità di giudizio e di critica ad un sistema che ha portato alla nascita della sua stessa antitesi, il populismo.

Non è stata, però, un’apparizione spontanea ed improvvisa: il declino è iniziato proprio a causa di chi ha governato il mondo occidentale fino ad oggi; non c’erano i sovranisti o i populisti che tenevano le redini dell’Europa o degli Stati Uniti. Donald Trump è asceso, come Matteo Salvini per l’Italia o Viktor Orban per l’Ungheria, perché prima di tutto i liberali non hanno mai puntato il dito contro se stessi. In sintesi, sono stati proprio loro la causa della crisi della democrazia liberale, ma lo negano: rifiutano questa possibilità.

E nella crisi, tra la rabbia, la paura e la confusione, è poi logico e naturale che l’uomo forte e fuori dagli schemi prenda il sopravvento scombinando le carte in tavola e sbaragliando gli avversari. In questo processo, prosegue, “rischiamo di perdere i valori che davamo per scontati come la democrazia liberale, il mercato neoliberale e la tolleranza religiosa”. Principi che hanno visto la loro massima teorizzazione in Von Hayek e in Karl Popper, con la differenza che il primo è stato preso a modello da Margaret Thatcher e Donald Reagan, e quindi modificando la politica e l’economia a livello nazionale e mondiale, mentre il secondo “solo da privati come George Soros”, si pensi alla fondazione più importante da lui finanziata, la Open Society, che si richiama esplicitamente all’opera più nota dell’epistemologo austriaco, “la Società Aperta e i suoi nemici”.

Gli errori che le democrazie europee e americane hanno commesso, come impedire alla Turchia e alla Russia di entrare nell’Unione Europea, smettere di finanziare i Paesi africani e iniziare a bombardarli e ad esautorare Gheddafi o Ben Alì, sono stati grossolani, per dirla con un eufemismo, e hanno permesso che i populisti al di qua dei confini germogliassero e si espandessero.

Per risolvere il problema è doveroso ripensare al modo di fare democrazia, di pensare i mercati e l’integrazione, e assumersi le responsabilità politiche per quello che si ha fatto. “Non si può cambiare l’Europa con un tweet” come hanno pensato gli ultimi politici liberali al potere, come “non è accettabile che si infanghi l’elettorato” per degli errori che si ha commesso lasciando che i voti andassero verso altre sponde. Aggiunge: “urlare al ‘fascismo!’, non aiuta nessuno“. La classe politica liberale deve, insomma, farsi un lungo bagno di umiltà, e calmare i propri bollenti spiriti.

Ma non mancano stoccate ai sovranisti, rei di voler un continente simile ad una situazione di inizio ‘900, e di aizzare nazionalismi futili e che non giovano a nessuno. “Siamo nel ventunesimo secolo, ebbene: pensiamo ad una Europa che possa vivere appieno in questo secolo, senza tornare indietro nel tempo“, conclude, con una piccola chiosa: finché saranno gli stati nazionali e non le città e le regioni, dunque i cittadini e non fumose strutture burocratiche con funzionari non eletti da nessuno, a detenere il monopolio delle riforme e delle politiche a livello europeo questa Unione non andrà lontana. Con buona pace degli europeisti.

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
Informazioni su Alessandro Soldà 45 Articoli
È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.