La giustizia italiana in guerra contro i terremotati

La pervicacia del sistema giudiziario italiano nell’accanirsi contro i più deboli per evitare di colpire i più forti è davvero impressionante. L’ultimo esempio (ultimo solo per ora, riusciranno a fare di peggio) è la guerra intrapresa contro i terremotati che, abbandonati dal governo e dallo Stato in genere, si sono costruiti delle abitazioni provvisorie dove continuare a vivere. Criminali! Le abitazioni devono essere abbattute ed i proprietari mandati a processo. Magari in ceppi, per soddisfare la sete di giustizia di chi si è lanciato in questa eroica battaglia contro l’abusivismo edilizio.

Certo, magari prima di mandare a processo i terremotati che hanno realizzato le baracche dove sopravvivere, si sarebbe potuto e dovuto intervenire contro chi ha costruito ville e palazzi in riva al mare nelle località turistiche. Ma non si può certo penalizzare l’intraprendenza economica. Mentre se la legge è legge, non si può lasciar passare il vergognoso affronto di abitazioni provvisorie nelle aree terremotate. Perché di affronto si tratta. Nei confronti dello Stato e del governo. Le casette fai da te sono una sfida all’inefficienza pubblica, sono la dimostrazione che le promesse di Gentiloni e dei suoi ministri erano solo menzogne, sono la smentita agli impegni presi dai commissari straordinari. Dunque vanno abbattute ed i proprietari condannati con pene esemplari non tanto per l’abusivismo (diffuso e tollerato in quasi tutta Italia) quanto per l’offesa allo Stato.

Ma se i magistrati così rigorosi vogliono davvero rispettare la legge senza guardare in faccia nessuno, possono cominciare ad occuparsi dei roghi tossici nei campi Rom, possono occuparsi del mancato rispetto dei decreti di espulsione dei clandestini che commettono reati e che vengono lasciati liberi di continuare a delinquere. Troppo difficile? Troppo faticoso? Beh, indubbiamente è più facile aggredire i terremotati

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 344 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".