Se manca un’alternativa alla propaganda per le Unioni Civili

Sì alle unioni civili o no? Anche in Italia si è acceso il dibattito in merito al riconoscimento delle coppie gay presentato dal DdL Cirinnà. Il decreto prevede infatti la creazione di una nuova figura giuridica che presenta una disciplina quasi del tutto simile a quella prevista per il matrimonio. Saranno, per esempio, riconosciuti articoli del codice civile da cui deriverà l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, come nel matrimonio. Questi potranno stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi e avranno il diritto alla pensione di reversibilità del partner.

Una riforma che già da una prima lettura ripropone il classico compromesso all’italiana. Fin da prima della sua proposta l’argomento ha riacceso le assopite menti di milioni di italiani, distogliendole da preoccupazioni quali la crisi economica, i problemi internazionali e quelli istituzionali.

L’argomento pone un dibattito bioetico sulla figura del matrimonio, ovvero se questo riguarda esclusivamente un uomo e una donna oppure anche due persone dello stesso sesso. Sono state poche le persone che hanno cercato di moderare gli accesi toni. Tra queste Vittorio Sgarbi che a Virus, programma che va in onda su Rai2 ogni giovedì, ha ironizzato criticando tutte quelle coppie omosessuali che chiedono di avere “la cosa più triste al mondo: il matrimonio“.

Sono solo voci fuori da uno scontro che vede contrapporsi coloro che ritengono quale unica famiglia quella tradizionale e le varie associazioni che invece puntano ad un effettivo riconoscimento delle varie coppie omosessuali. In ogni dibattito ovviamente ricopre un fondamentale ruolo anche la comunicazione, settore particolarmente importante in una società che ormai si basa solamente su slogan, e non più su concetti e principi. Non si può fare a meno di notare che la campagna di propaganda pro-unioni civili utilizzi temi e concetti particolarmente apprezzabili a un pubblico giovanile. Il tema su cui si sono incentrati è l’amore, argomento che coinvolge quasi tutti i giovani italiani, i quali a partire dai 18 anni ottengono anche il diritto di voto.

Basti pensare ai manifesti preparati per sabato 23 gennaio quando le associazioni LGBT nazionali (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e Mit) sono scese in campo con una mobilitazione capillare nelle principali piazze del Paese. 

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Del resto, qualora venisse approvato il DdL Cirinnà, il ricorso al referendum, così come avvenuto per il divorzio e l’aborto negli Anni Settanta, appare come la tappa finale per il riconoscimento delle unioni gay.

Da quanto sino a oggi appare, le varie associazioni punteranno sul voto dei giovani italiani che, recalcitranti al votare, si sacrificheranno per il diritto ad amarsi liberamente anche nel Bel Paese.

Su questo punto le associazioni per la famiglia naturale non sembrano offrire oggigiorno risposte risolute. Certo vi sono coloro che paventano uteri in affitto, bambini che non sanno chi sia il papà o la mamma, ma nulla è stato fatto per portare agli occhi degli italiani, sopratutto quelli giovani, una società alternativa a quella che si sta imponendo in tutto il mondo.

Alcune sporadiche iniziative, copie di quanto già stato fatto per le unioni civili, comunque sono state fatte. Per esempio, come quando la Casa Bianca si era illuminata la scorsa estate con i colori della bandiera arcobaleno, il Governatore leghista della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha deciso di illuminare venerdì con le luci delle finestre il Pirellone con la scritta “Family Day”. Una scelta astuta, ma mal utilizzata visto la pioggia mediatica contro l’iniziativa.

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Sabato 30 gennaio si svolgerà poi il fantomatico Family Day. Un evento che vedrà al centro la famiglia composta da un uomo e da una donna che si amano e hanno dei figli. Il messaggio indirettamente non è rivolto alle giovani generazioni di elettori che non pensano ancora a costruirsi il loro nido familiare. Un messaggio debole sopratutto se l’avversario gode di un forte sostegno dal punto di vista mediatico. Nessuna alternativa rivolta al pubblico giovanile che saranno i genitori e gli educatori delle nuove generazioni di italiani. La battaglia ideologica vera riguarda del resto la conservazione di valori secolari che hanno permesso a tutti noi di raggiungere un certo livello di benessere. Del resto però, come diceva Karl Marx: “Le idee dominanti della società equivalgono alle idee delle classi dominanti“.

Michele Soliani

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