La rivoluzione conservatrice parte dall’Argentina: due milioni in piazza contro l’aborto

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Due milioni di persone sono scese ieri mattina in piazza a Buenos Aires, in Argentina, per dire NO alla liberalizzazione dell’aborto nel Paese. La proposta di legge è stata messa in lista d’attesa dal Parlamento argentino dopo il via libera ottenuto in Cile, ma la risposta dei cittadini è stata decisamente diversa.

Nello Stato sudamericano l’aborto è attualmente legale solo in caso sia necessario per la protezione della vita della madre o per altri problemi fisici, in casi limitati se la madre è stata vittima di stupro. La proposta di legge accoglierebbe la liberalizzazione dell’aborto anche in caso di problemi economici, o semplicemente su richiesta; l’opzione dovrebbe essere valutata dal Parlamento nazionale subito dopo Pasqua.

Un’ipotesi insostenibile per 2 milioni di argentini, che hanno optato per una protesta apartitica e pacifica nelle piazze di Buenos Aires. O meglio, una marcia quasi improvvisata a favore della vita, caratterizzata da scritte dei tanti colori per i quali l’Argentina è famosa in tutto il mondo e molte, moltissime bandiere nazionali.

Una manifestazione che sembrerebbe contrastare con l’affermazione del movimento contro le violenze Ni una menosnato soprattutto dall’idea di un gruppo di giornaliste argentine su modello di quello anglosassone Me too e schierato apertamente a favore dell’interruzione volontaria della gravidanza: invece, paradossalmente, durante la manifestazione si sono visti anche molti suoi esponenti, per dimostrare la volontà di difendere entrambi, madri e bambini.

Interessante notare come la partecipazione sia stata piuttosto variegata: giovani, famiglie, popolazione di ogni estrazione sociale. E come un grande movimento per la vita, la marcia è stata accolta anche in altre località dell’Argentina: Rio Grande, Cordoba, Concordia, Mendoza, Mar del Plata, Rosario, Bahia Blanca, Paranà, Ushuaia, Resistencia ed altre.

La manifestazione pro-vita sembrerebbe anche dettata dall’interpretazione delle parole di Papa Francesco in una lettera ai conterranei argentini dello scorso 16 marzo, nella quale avrebbe scritto: “chiedo a tutti voi di essere canali di bene e di bellezza, affinché possiate dare il vostro contributo nella difesa della vita e della giustizia.

Da sempre la Chiesa si è schierata dalla parte della tutela di ogni forma di vita, e per questo motivo le parole del Pontefice non stupiscono. Ma il messaggio papale è stato diffuso anche da parte di ventidue sacerdoti che lavorano nelle villas miseria di Buenos Aires, i quali hanno promulgato un messaggio pro-vita sulla scia di Papa Francesco. Lo schieramento netto da parte di persone così vicine ai ceti umili ha mobilitato ulteriormente l’opinione pubblica.

Ora la parola passa al Parlamento argentino, che dovrà decidere se e come accogliere la marcia popolare.

Silvia Vazzana