L’ITALIA GUARDA ALLA RUSSIA, PUTIN INCONTRA LETTA

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 Putin si Putin no. La visita del presidente russo in Italia inevitabilmente ha fatto discutere. Cinque anni addietro fu proprio il partito del presidente Enrico Letta a criticare la vicinanza dell’allora presidente del governo Silvio Berlusconi all’oligarca russo. Il principale motivo della contestazione fu la scarsa tutela dei diritti civili in Russia. Difesa dei diritti che al Partito democratico importa ben poco, ora che è il partito principale della maggioranza, e saluta con favore la visita del leader russo come un’importante occasione per l’economia italiana. Il centrodestra invece impegnato sul fronte decadenza sembra dare poco rilievo al soggiorno italiano dell’amico Putin. L’unica nota a riguardo è di Silvio Berlusconi che smentisce la consegna del famoso passaporto russo.

 Waldimir Putin arriva in Italia dopo una formidabile ascesa nelle gerarchie internazionale grazie al lavoro diplomatico svolto in Siria. Il capo di stato russo è determinato a prendersi la scena internazionale e L’Europa. Putin sa bene che il suo paese è una grande potenza politica e militare ma non è altrettanto forte sul piano economico. La Russia è consapevole che per crescere economicamente ha bisogno dell’Europa e che l’Europa ha bisogno della Russia per consolidarsi.

 Il presidente Russo è atterrato a Roma nella giornata di Martedì. Il primo incontro l’ha avuto in vaticano con sua santità papa Francesco. Fonti vaticane riferiscono di un incontro amichevole e cordiale, dove si è parlato della situazione siriana e del nucleare iraniano. Putin è stato il maggior alleato di Francesco, per una risoluzione pacifica della vicenda siriana. Mentre Obama giocava a risiko con gli alleati, Putin si è attivato in un’efficace azione diplomatica i cui frutti sono noti a tutti.

 Nel pomeriggio di martedì il leader russo si è diretto nella residenza romana del Cavaliere. Una semplice rimpatriata tra vecchi amici. Nessuna consegna del passaporto russo all’amico Silvio. Tema principale della serata la situazione giudiziaria di Berlusconi di cui Putin si è detto scandalizzato. Una rimpatriata che si è protratta fino a tarda nottata.

 La mattina seguente il presidente russo con la sua folta truppa di ministri sono volati a Trieste per l’incontro con Enrico Letta e i rispettivi ministri. Più di quaranta gli accordi commerciali e strategici firmati dai due paesi; si è discusso sulla recente uscita di Eni ed Enel dalla Siberia occidentale in conseguenza dei contrasti interni intervenuti tra Gazprom, Novatek e Rosneft, compagnie sovraintese e influenzate dal presidente russo. Pur avendo l’Eni ridimensionato la sua partecipazione al progetto resta da definire l’appalto per la posa del tubo sottomarino, di rilevanti e ingenti capitali da investire.

 Restano accesi gli interessamenti russi nei settori più redditizi della nostra economia: la Lukoil dell’oligarca Vagit Alekperov ha sostanzialmente acquistato la raffineria Erg di Priolo.Alfa Bank, leader nella fredda Russia, diventa il secondo azionista di Unicredit con una quota pari 5%. Il tutto è stato incorniciato dalle proteste dell’arcigay/Lesbo. Grillini, e vendoliani uniti contro il dittatore oscuro venuto dalla Russia. Dal lato destro si fa sentire Fratelli d’Italia Trieste, che distribuisce volantini che mostrano il contrasto tra le deliranti dichiarazioni dei vari Pisapia, Vendola e Kyenge e le stesse del Presidente russo, baluardo delle tradizioni e della famiglia naturale.

Viene da chiedersi se invece di firmare ora controvoglia questi accordi non fosse stato meglio appoggiare la politica energetica dell’allora premier Silvio Berlusconi.

Armando Travaglini

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