L’uomo sulla Luna. 50 anni fa la storica impresa dell’Apollo 11

Sono passati esattamente cinquant’anni dal 20 luglio 1969, una data che ha segnato inequivocabilmente la storia, non solo del novecento, ma dell’intera vita umana. Il 20 luglio 1969, infatti, la navicella spaziale Apollo 11 con a bordo gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin atterrò sulla Luna, portando i due ad essere i primi uomini ad aver calcato il suolo lunare.

L’allunaggio dell‘Apollo 11 è stato il culmine della campagna spaziale degli Stati Uniti, iniziata il 31 maggio 1958 con il lancio, nell’orbita terrestre, della sonda Explorer 1. L’Explorer, non senza difficoltà, riusci nella sua missione, orbitando attorno alla terra sino al 23 maggio dello stesso anno e contribuendo in maniera fondamentale alla scoperta delle “Fasce di Van Allen”.

Il successo delle missione Explorer diede la forza al Governo degli Stati Uniti di proseguire nella “corsa allo spazio” e cercare di colmare il gap che li separava dal programma spaziale russo. I sovietici, infatti, erano partiti in netto vantaggio rispetto agli americani, lanciando la prima sonda, lo Sputnik 1, il 4 ottobre 1957 e, grazie al programma Luna 1 e 2 riuscirono a mandare con successo la prima sonda nell’orbita lunare e la prima sonda ad atterrare sulla Luna il 14 settembre 1959.

La supremazia dell’URSS nel campo spaziale si era consolidata anche negli anni successivi con le missioni Sputnik 5, la prima a riportare degli esseri viventi a terra incolumi (i cani Belka e Strelka) il 21 agosto 1960, Vostok 1, la prima a portare l’uomo nell’orbita terrestre il 12 aprile 1961, e Voschod 1, prima a portare nell’orbita terrestre più di un essere umano.

Il Governo degli Stati Uniti, che non poteva permettersi di essere superato dall’Unione Sovietica nel delicato periodo della Guerra Fredda, decise di correre ai ripari e, sotto la presidenza di Dwight Eisenauer, il 29 luglio 1958 fu fondata la National Aeronautic and Space Administration (NASA). Fu però sotto la presidenza di John Fitzgerald Kennedy che gli U.S.A. raggiunsero il vero punto di svolta, JFK il 25 maggio 1961 annunciò alla nazione e al mondo che gli Stati Uniti avrebbero acuito l’impegno nelle campagne spaziali per, entro la fine del decennio, portare il primo uomo a calcare il suolo lunare, aumentando i fondi per il programma spaziale Apollo.

Nonostante alcuni intoppi, tra cui la tragedia dell’Apollo 1 (il modello prese fuoco in fase di test e causò la morte dell’intero equipaggio), le missioni di preparazione allo sbarco sulla Luna si completarono con successo. Si arrivò così al 1969 con la missione Apollo 11, la prima a portare l’equipaggio composto da Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Micheal Collins (che però sarebbe rimasto nell’orbita lunare a monitorare la situazione) a calcare per la prima volta il suolo lunare.

Il 16 luglio 1969 grazie alla propulsione del razzo vettore Saturn 5, l’Apollo 11 lasciò la superficie terrestre e iniziò il viaggio verso la Luna, raggiungendola dopo tre giorni. Una volta raggiunta l’orbita lunare Neil Armstrong e Buzz Aldrin si separarono da Micheal Collins (che rimase sul modulo principale Columbia ad orbitare intorno alla Luna) e a bordo del modulo lunare Eagle si prepararono per raggiungere il Mare della Tranquillità, la zona ritenuta ideale per l’allunaggio.

Il contatto con la superficie lunare avvenne alle ore 20.17 del 20 luglio 1969 e, nonostante alcune difficoltà legate al sovraccarico del computer e alla composizione rocciosa del terreno, il modulo Eagle allunò in relativa sicurezza.

Nonostante fosse previsto che una volta raggiunta la Luna i due astronauti riposassero per cinque ore, l’eccitazione per l’impresa fu tale che Armstrong e Aldrin iniziarono fin da subito i preparativi per la passeggiata lunare. Il primo ad uscire dall’Eagle fu Neil Armstrong che, alle 2.56 del 21 luglio, poggio il primo piede sulla luna pronunciando la storica frase: “That’s one small step for (a) man, but (a) giant leap for mankind”, seguito circa venti minuti dopo da Buzz Aldrin.

I due passarono sulla Luna poco più di tre ore, dove svolsero diverse operazioni: piantarono la bandiera americana, raccolsero diversi campioni di suolo lunare e posarono alcune targhe commemorative della missione e in ricordo degli astronauti morti nelle precedenti operazioni, dopodiché rientrarono nell’Eagle e si riposarono in vista del ricongiungimento con il modulo principale Columbia che li avrebbe riportati a terra il successivo 24 luglio.

Da quel giorno il raggiungimento della Luna è stato una pietra miliare della storia dell’umanità, paragonabile per impatto socio-culturale alla scoperta del fuoco o all’invenzione della scrittura. L’allunaggio ha segnato, oltre che la definitiva supremazia spaziale degli Stati Uniti sull’URSS, un solco indelebile nella storia dell’umanità. Grazie ad Apollo 11 è stato possibile avere molte più informazioni sul nostro satellite, fugando i dubbi che per millenni avevano caratterizzato le discussioni sulla Luna.

Oggi, 20 luglio 2019, ci ritroviamo a celebrare l’anniversario di uno dei più grandi successi non solo della NASA, non solo degli Stati Uniti, ,ma dell’intera umanità.

Carlo Alberto Ribaudo