MALTEMPO: COLDIRETTI, SU GENOVA BOMBA D’ACQUA DOPO -82% PIOGGIA

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Il maltempo si è manifestato su Genova con violente bombe d’acqua in una provincia segnata da un calo record dell’82 per cento delle precipitazioni rispetto alla media nel mese scorso che hanno reso il territorio piu’ vulnerabile. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’andamento pluviometrico registrato dall’Ucea a settembre. L’alluvione che si è verificata a Genova conferma la pericolosità dei cambiamenti climatici che – sottolinea la Coldiretti – si manifestano con eventi estremi che si susseguono mettendo a dura prova la capacità di assorbimento dei terreni e favorendo quindi le alluvioni. Un pericolo che riguarda l’intera penisola dove ci sono ben 6633 i comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico (l’82 per cento del totale) con più di 5 milioni di cittadini che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate pericolose per frane ed alluvioni. Una dimostrazione della fragilità del territorio nazionale dove a causa delle frane e delle alluvioni  sono morte – sottolinea la Coldiretti – oltre 4mila persone dal 1960 ad oggi mentre gli sfollati e i senzatetto per le sole inondazioni superano rispettivamente i 200 mila e i 45 mila secondo i dati elaborati dal Cnr-Irpi. I cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con trombe d’aria, grandinate e vere e proprie bombe d’acqua, si abbattono su un terreno reso piu’ fragile dalla cementificazione e dell’abbandono delle aree marginali, ma anche della mancanza di programmazione adeguata che valorizzi il ruolo di chi vive e lavora sul territorio come gli agricoltori. A questa situazione – denuncia la Coldiretti – non è infatti certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo  sbagliato ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni. 2,15 milioni di ettari di terra coltivata determinante nel mitigare il rischio idrogeologico. Ogni giorno – conclude la Coldiretti – viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento che non riesce ad assorbire la violenta caduta dell’acqua.

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