MIGRANTI IN TRENTINO: L’INDEBITAMENTO UMANO DI MATTEO RENZI

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Cosa faranno in Trentino i profughi in arrivo per l’accoglienza programmata, stabilita dal Governo Renzi? Al momento quello che si è diffuso è quanto: in Trentino le strutture che sono state individuate per l’accoglienza hanno previsto un piano di rientro per le spese, tutte a carico dello Stato, mentre non si è ancora stabilito quali sono realmente i profughi e quali sono semplicemente gli immigrati.

Dunque il problema è il seguente: non vi sono progetti di inserimento al lavoro, cooperative sociali pubbliche, attività relative (scolastiche e lavorative) per inserire in un progetto regionale sostenibile le oltre 400 persone che arriveranno in Trentino.

Il silenzio dell’ente pubblico è pressocché totale: si pensi che solo a Faedo il Comune è all’oscuro delle operazioni di riqualificazione dello stabile, un investimento fatto di manutenzione, si stima, ordinaria, per ammortizzare poi i costi dell’accoglienza. A conti fatti: le strutture adeguate potranno ripagarsi delle spese per l’accoglienza, comprese le manutenzioni, nella fattispecie per una struttura da demolire, mentre il carico umano sociale per il Trentino, ovvero la copertura in attività lavorative post accoglienza, non verrà ammortizzato.

Circolo virtuoso? Dietro alle apparenze la risposta è no, l’accoglienza è pagata, ma il post accoglienza non è ancora organizzato. La comunità trentina, supportata dalla Lega Nord, nutre profonde perplessità sulla sostenibilità di questo percorso. E la PAT tarda, insieme al Commissariato del Governo, nel dare le risposte in merito al progetto di vita che va oltre il dormire, lavarsi, mangiare. Cosa faranno in Trentino questi propfughi? La Lega Nord ha organizzato in merito due manifestazioni, il 14 febbraio e il 28 febbraio, per rendere noto alla comunità il percorso di indebitamento umano che il Governo Italiano sta intraprendendo.

di Martina Cecco

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