New York, sarà davvero possibile abortire fino al nono mese? Sì, ma a determinate condizioni: ecco quali

Tra le novità della legge approvata dai Democratici di Andrew Cuomo, l'aborto dopo le ventiquattro settimane non sarà più definibile "omicidio", e il feto non sarà più considerato come una "persona"

Le donne potranno abortire anche dopo le ventiquattro settimane, fino al nono mese. Succede nello stato di New York guidato dal Democratico Andrew Cuomo, dove con 38 voti a favore contro i 28 contrari – tra i quali, due di area democratica – è passato il The Reproductive Health Act nel quale l’interruzione di gravidanza viene depenalizzata dopo il sesto mese: non sarà più, quindi, considerata alla stregua di un omicidio. Ma solo a determinate condizioni, e cioè qualora il bambino presentasse delle particolari invalidità o il personale sanitario dovesse ravvisare pericoli per la salute psicofisica della paziente. Prima era consentito soltanto se la donna rischiava seriamente di perdere la vita.

Inevitabili le reazioni dei Repubblicani e delle associazioni di area conservatrice e cattolica, quotidiani, anche italiani, compresi: è omicidio, è eugenetica pura; la morale si scontra a muso duro con la legge, vengono a mancare piani comuni su cui improntare l’attività politica e legislativa e questo è il caso di cosa significhi vita ed essere umano, uomo. O omicidio: se prima era considerato tale anche l’aborto dopo le ventiquattro settimane, da ora per lo stato di New York questo si riferirà soltanto a quegli atti che provocano la soppressione di una persona, che è nata e ha vissuto. La conseguenza è lapalissiana: fino alla nascita, la donna può “sbarazzarsi” di ciò che si può considerare un grumo di cellule; non rappresentano nessuno, nel grembo non c’è alcuna nuova vita, nessun bambino o bambina. Nessun essere umano: un feto senza identità. Né i medici, le ostetriche o gli infermieri dovranno per ciò essere perseguiti penalmente.

Stando alle parole di Cuomo, la scelta di approvare la legge deriva dalla necessità di fare “ulteriori passi in avanti […] per garantire sempre di più l’autodeterminazione della donna, […] compresa la possibilità di abortire”. Eppure questa libertà pare già esserci dal 1970, e confermata quattro anni più tardi dalla sentenza Roe contro Wade che liberalizzava, de facto e de iure, l’aborto fino alla fine del secondo trimestre di gravidanza; la diffusione spasmodica delle cliniche dell’organizzazione Planned Parenthood (la più nota attiva in questo campo), inoltre, facilita l’accesso a queste procedure, a fronte anche del crescendo delle associazioni pro-vita, impegnate a combattere la pratica dell’interruzione di gravidanza favorendo il supporto economico alle famiglie in difficoltà o la possibilità di poter dare il nascituro in adozione in totale anonimato.

Di fronte alla legge emanata dai Democrats dello stato di New York il dibattito etico, però, rischia di fossilizzarsi: le istanze dei movimenti per la vita verrebbero rigettate in quanto oscurantiste e medievali, pure se avessero un fondamento (qual è il confine tra un grumo di cellule e l’inizio della vita? Non c’è un parere univoco e scientificamente oggettivo e riconosciuto: altrimenti, le legislazioni degli stati e delle nazioni sugli aborti non porrebbero limiti così diversi); la risposta sarebbe “dura lex, sed lex” da parte dei pro-choice, facendosi beffe degli avversari – pur magari rigettando lo stesso motto qualora non si adatti alle loro esigenze. Anche se poi, al pari dei Democratici, dovranno vedersela con Pence e Trump: quest’ultimo, infatti, in un recente videomessaggio trasmesso durante la Marcia per la Vita a Washington D.C. di quest’anno ha assicurato che porrà il proprio veto su qualsiasi risoluzione che sia a favore dell’aborto. Insomma, il braccio di ferro sull’aborto non si conclude, continua e anzi proseguirà ad oltranza – e forse senza arrivare ad una fine concreta e definitiva – senza, però, che la scienza e la filosofia siano adeguatamente poste sul piano del dibattito: o forse, è proprio questo che si vuole evitare, per non vedere le proprie certezze e opinioni essere messe in discussione. O crollare.

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
Informazioni su Alessandro Soldà 44 Articoli
È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.