Occhi puntati su Conte, al suo primo G7: “Saremo fautori di una apertura alla Russia”

"Conte avrà gli occhi puntati su di lui per lʼetichetta di essere premier di un governo euro-scettico e populista"

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Mai Conte avrebbe potuto imaginare di trovarsi – nella sua prima al G7 in Canada – in un summit così pieno di tensioni. Un “debutto internazionale” per il Premier italiano, che ha preso parte ad uno degli incontri più accesi di sempre.

“Conte avrà gli occhi puntati su di lui per lʼetichetta di essere premier di un governo euro-scettico e populista”

Conte infatti, dovrà chiarire la posizione del governo italiano su temi come i dazi imposti da Trump o i rapporti con la Russia. Ma su questo già nel giorno della fiducia alla Camera era apparso deciso più che mai. “Intendiamo ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato”, ha detto il neopresidente del Consiglio. Per quanto riguarda i rapporti con il Cremlino, Conte ha aggiunto che “saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa”.

Tuttavia, tra i leader dei sette paesi del G7 sembrano essere molte altre le divisioni: dai dazi alla questione iraniana, dalle linee guida in materia di difesa alle crisi internazionali. E Trump, nemmeno a dirlo, viene preso di mira dagli alleati, con un vertice che ora potrebbe concludersi senza firma finale.

Già perché Trump ha già annunciato che lascerà il vertice sabato mattina, volando verso Singapore. Da Kim. E così il G7 tra Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Giappone e Stati Uniti, rischia di trasformarsi in G6. «Sappiamo che ci saranno discussioni franche e talvolta difficili al tavolo, in particolare con Trump sui dazi», avvertiva il premier canadese, Justin Trudeau. Mentre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sottolinea: «È evidente che abbiamo un serio problema sugli accordi multilaterali, ci aspettano discussioni complicate». E anche Macron, d’accordo con il premier Justin Trudeau, si defila, mentre gli altri stanno a guardare. Osservando le strategie gli uni degli altri.