PAOLINI CONTRO RATZINGER

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22 nov. – Da dodici giorni rinchiuso in una cella di Regina Coeli per sfruttamento e induzione alla prostituzione minorile e per pedopornografia, Gabriele Paolini non ha perso il vizio di provocare e fare scandalo. E anche oggi, in un processo che lo vede imputato in tribunale per interruzione di pubblico servizio per aver ‘infastidito’ due giornalisti Rai impegnati in un collegamento in diretta (il 25 giugno 2009 e il 10 gennaio 2010), il disturbatore televisivo per eccellenza non e’ stato da meno esprimendosi in maniera poco ortodossa nei confronti di Ratzinger. Cosi’ l’avvocato Marcello Melandri, legale dell’azienda di viale Mazzini, ha chiesto al giudice Maria Vigna di trasmettere gli atti all’ufficio del pubblico ministero affinche’ si valuti l’eventuale contestazione del reato di diffamazione ai danni del Papa emerito.

L’ennesimo show di Paolini, apparso comunque provato dall’esperienza in carcere, e’ avvenuto sotto gli occhi della madre, presente in aula. “Sono vent’anni che ho a che fare con i processi – ha esordito l’imputato, come dichiarazioni spontanee -. Questo per me e’ particolarmente emozionante perche’ vengo da detenuto per un’altra causa e perche’ c’e’ qui mia madre. Nel periodo dei fatti che mi sono contestati in questo processo, gridavo di un’infanzia rubata. Nella mia vita ho scelto di stare dietro ai giornalisti non per disturbare, ma per dire la mia verita’.

E per un motivo o per un altro, la mia voce e’ stata sempre ascoltata a meta’. Nei due episodi che sono oggetto di questo processo chiedevo le dimissioni di Ratzinger perche’ l’avevo conosciuto in situazioni non consone”. A quel punto il giudice ha invitato Paolini a concludere l’intervento e poi ha aggiornato il processo a febbraio per sentire gli ultimi testi della difesa. Intanto, il 27 novembre prossimo c’e’ l’appuntamento davanti al tribunale del riesame cui Paolini ha fatto ricorso per impugnare l’ordinanza cautelare del gip Alessandrina Tudino. I suoi difensori hanno chiesto la revoca della misura o, in subordine, la concessione degli arresti domiciliari. ( fonte AGI)

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