Il Ponte Morandi è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti“. Non sono parole di questo tragico 14 agosto 2018, bensì è parte dell’interrogazione che nel 2016 il Senatore Maurizio Rossi aveva presentato proprio riguardo il ponte che oggi è crollato, trascinando con sé molte, troppe vite.

Il senatore genovese, eletto con Scelta Civica e proprietario dell’emittente televisiva Primocanale, aveva infatti segnalato una forte preoccupazione per lo stato del Ponte, temendo che una sua chiusura avrebbe comportato dei disagi enormi alla circolazione data la mancanza di alternative. Il tutto senza lasciare in secondo piano la sicurezza, in situazioni critiche già due anni fa.

La tragedia sembrava dunque essere nell’aria e furono in molti tra i parlamentari liguri a chiedere interventi infrastrutturali per realizzare opere che convogliassero in un’unica direzione la scorrevolezza del traffico e la sicurezza. Difatti, il Ponte Morandi si caratterizza per l’importanza strategica che ricopre anche in funzione dell’autostrada, unico snodo della viabilità per tutto il territorio.

Tra le richieste del Senatore Rossi, vi erano quelle di sapere i motivi del blocco pluriennale dell’iter amministrativo per la costruzione della cosiddetta Gronda, se le disponibilità finanziarie finalizzate alla costruzione della stessa fossero state utilizzate da Società Autostrade o se fossero state accantonate, se sempre la Società Autostrade avesse chiesto al Ministero dei Trasposti una proroga della concessione fino a 7 anni proprio per la costruzione della Gronda.

In sostanza, Società Autostrade era al centro di altre domande da parte del Senatore, come ad esempio l’ammontare delle somme percepite dagli aumenti autostradali, aumenti che secondo la Società Autostrade sarebbero stati anche maggiori qualora la costruzione della Gronda senza proroga, con rincari fino al 30%.

Ma ancor prima di arrivare a Roma, le problematiche del Ponte Morandi avevano interessato la politica: è infatti risalente al 4 dicembre 2012 un verbale di un Consiglio Comunale a Genova nel quale si assiste a un acceso diverbio tra Putti – consigliere comunale del Movimento 5 Stelle – e il Presidente della Confindustria di Genova.

Il presidente degli industriali disse, in seguito a una iniziale bocciatura del progetto della gronda: “Ci ricorderemo di chi oggi dice no alla gronda“, suscitando le ire di Putti.

Questa persona dovrebbe, prima di utilizzare un tono per così dire minaccioso, informarsi. Lui sostiene infatti che il ponte crollerà fra 10 anni, mentre a noi Autostrade ha detto che altri 100 anni può stare in piedi” ha dichiarato Putti.

Le domande da farsi sono molte: si è trattato di una semplice fatalità? La mancata manutenzione poteva essere appianata già dando fiducia all’interrogazione di Rossi del 2016? Tutte legittime domande, alle quali non si può dare risposta oggi. Oggi è il giorno del lutto e del rispetto di chi si è trovato nella più grande tragedia infrastrutturale della storia italiana.