RELAZIONI CON MINORI, IL CASO PAOLINI

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Una nuova questione tutta televisiva? Il noto disturbatore Paolini Gabriele, in carcere a Regina Coeli con accuse pesantissime, ha provveduto nel pomeriggio a fare pervenire agli organi di stampa, per mano e voce del suo rappresentante legale, una prima smentita relativa alla sua situazione delicata. Uno dei giovani che sono coinvolti dal lavoro di montaggio e smontaggio di video a scopo sessuale, sarebbe in realtà un fidanzato ufficiale, con cui l’attore ha una relazione alla “luce del sole”, conosciuto anche in famiglia. Abituati ormai alle incursioni imprevedibili del personaggio siamo di fronte alla prima smentita che potrebbe dare una nuova interpretazione ai fatti che coinvolgono Paolini. Dalla parte dell’accusa una denuncia che ha portato a scoprire una veste decisamente diversa del personaggio che attualmente rimane tuttavia in carcere con le accuse di cui sopra. Gli avvocati Lorenzo La Marca e Massimiliano Kormmuller, lo hanno incontrato a Regina Coeli oggi.

In Italia la legge tratta i casi di abuso e di violenza sessuale e di pedofilia prendendo in considerazione prima di tutto l’età della parte lesa e l’età della parte accusata, nonché i reciproci ruoli che sono tipici di un individuo nel suo menagé quotidiano. L’età detta del consenso in Italia parte dai 14 anni per le relazioni con minori con persone che abbiano il ruolo di semplice fidanzato o fidanzatino, sale a 16 se la persona di maggiore età ha un ruolo psicologicamente influente, ovvero è in posizione di superiorità psico-sociale ed eventualmente influenzante il minore. Per i casi di consenso espressi in questi termini non vi sono i reati di violenza o abuso sessuale per tutto ciò che concerne la vita e il rapporto a due, etero o omosessuale non fa differenza. Per Paolini quello che fa la differenza e di cui gli stessi giovani si vantano, è di essere un personaggio famoso, ovvero di avere notevole potere di attrazione su minori, magari interessati al suo personaggio divertente. Si parla invece di pedofilia per le persone che abbiano rapporti con bambini e di sfruttamento della prostituzione minorile nei casi in cui a prestazione sessuale sia corrisposta una quota pattuita per il lavoro svolto.

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