Nemmeno esprimere un complimento nei confronti di De Andrè è ormai permesso a Matteo Salvini. Il leader della Lega Nord è stato criticato da moltissimi seguaci del cantautore genovese e classificato come indegno di ascoltarlo o di offrirgli complimenti, ma perché un poeta (perché Faber è un poeta anche se a lui non piaceva considerarsi come tale) deve prendere un’effettiva posizione politica? Poesia è poesia, non può e non deve essere schierata a destra o a sinistra di un parlamento. La poesia ci racconta emozioni e Fabrizio le ha tessute dentro racconti unici, dando voce agli ultimi, ai discriminati, a chi sembrava non meritare nemmeno di essere citato tra i versi di una canzone. Le sue parole sono un patrimonio culturale inestimabile, fatto di ascolto, di conoscenza e di umiltà: nonostante fosse nato da un’abbiente famiglia genovese, voleva raccontare le ipocrisie della classe borghese dirigente e del bigottismo, mettersi dalla parte di chi non aveva – ancora – voce perché sapeva che ‘’dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori’’.

Nella prefazione di Smisurata preghiera, l’ultima canzone nel suo ultimo album – Anime salve, 1996 – Faber spiega che il suo è un tentativo di avvicinamento verso le persone considerate miserabili. Già sapeva, però, che la sua sarebbe stata un’invocazione a un’entità superiore talmente smisurata che, in realtà, non sarebbe stata ascoltata quasi da nessuno. Elogiava tutto quello che si allontanava dalle logiche della maggioranza, definendola come una malattia, come una sfortuna, come un’anestesia, come un’abitudine.

Seguiva una sola direzione, quella ostinata e contraria perché si sentiva libero di mostrare sé stesso; si sentiva un vero anarchico. Non voleva costrizioni, ma beffardamente si può dire che, per esempio, album come La buona novella, Storia di un impiegato, L’indiano costringevano. Era una costrizione positiva perché gli ascoltatori riuscivano a mettere in discussione il punto di vista preimpostato e fermo di una società ormai da svecchiare, da cambiare.
È ampio il repertorio che Fabrizio ci ha lasciato; contenuto e forma dei suoi testi sono ‘’una goccia di splendore’’ e dovremmo, tutti, dedicargli del tempo, come se ne dedica alla lettura di un buon romanzo. Le maggioranze, diceva De Andrè, coltivano tranquille l’orribile varietà delle proprie superbie; non riduciamoci, quindi, ad essere tali mostrandoci migliori di altri; anche se a molti sembra paradossale che Salvini possa adorare questo cantautore, ricordiamoci che la poesia è di chi la vuole comprendere e la fa propria, non di una fazione politica.