“Berlusconi pensa a un governo coi voti del PD? Io dico NO, sarebbe un tradimento del voto degli italiani. Bisogna costruire, non distruggere, altrimenti arriverà l’ennesimo governo imposto dall’Europa. Nessun inciucio con la sinistra! Siete d’accordo?”. Così in un post su Facebook Matteo Salvini, che risponde alle polemiche di queste ore sollevate da Berlusconi nello scontro con il M5S.

Le parole del leader della lega danno seguito a quelle di Gian Marco Centinaio capogruppo della Lega al Senato, che già in precedenza aveva affermato: “Noi non tradiamo. Manteniamo la parola data e gli impegni presi con gli alleati e soprattutto con i cittadini italiani”.

Insistendo: “Ci siamo presentati al voto come forza antitetica al Pd quindi ribadiamo la nostra contrarietà a qualunque forma di collaborazione con il partito dello scandalo Etruria e delle porte aperte ai clandestini”.

Insomma, affermazioni che – successivamente a quelle esternate da B. nel primo pomeriggio di oggi – fanno pensare ad una nuova situazione di stallo difficilmente immaginabile all’inizio delle prime consultazione. E lo scenario che va delineandosi appare, oltre che estremamente contorto, parecchio drammatico. Perché se da una parte B., che ancora tiene “sotto scacco” il centrodestra guidato dal nuovo leader Salvini, impedisce di creare accordi con i 5 Stelle (i quali insistono sui veti nei confronti del Cav.) ecco che la chiusura del capogruppo della lega al Senato nei confronti del PD – grande sconfitto di queste elezioni – apre ad una situazione di certo complicata.

E a rendersene conto, nella giornata di ieri, è stata anche la stessa Presidente del Senato Casellati, fallendo nel suo primo mandato esplorativo affidatogli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Occorrerà capire se questa volta il tandem politico tra le prime due forze del Paese potrà superare le ingerenze di terzi (oltre che le chiusure interne). In caso contrario un ritorno al voto, dicono gli esperti, “sarà più che probabile”. Anche se Salvini sembra intenzionato a voler creare il Governo anche autonomamente se costretto.