Scuola che verrà: raddoppiano gli alunni disabili nella scuola italiana; negli ultimi 25 anni con quasi 160mila bambini con problemi fisici o psichici nelle classi degli istituti primari e secondari di primo grado dove si è passati dal 2 al 4 per cento del totale degli studenti. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati Istat in occasione della Giornata nazionale delle persone con la sindrome di Down questa domenica 14 ottobre 2018.

La sindrome di Down è una variante genetica che in Italia riguarda un bambino ogni 1.200 che nascono e si chiama così perché il medico inglese John Langdon Down nel 1866 ne ha descritto per la prima volta le caratteristiche, mentre nel 1959 lo scienziato Jerome Lejeune ha scoperto che le persone con sindrome di Down hanno un cromosoma in più nelle loro cellule una “condizione genetica” che non può essere curata. L’aumento della presenza dei disabili a scuola – sottolinea Uecoop – è tra le sfide più importanti per il welfare italiano che può essere affrontata con la giusta miscela di pubblico e privato grazie anche all’opera delle oltre 12mila cooperative sociali e di istruzione che si occupano di disabilità non solo a scuola, ma anche nei centri di aggregazione e in casa.

Nella scuola italiana dove operano oltre 150mila insegnanti di sostegno – rileva Uecoop –in 1 caso su 3 l’assistenza ai ragazzi disabili riguarda problemi motori e di apprendimento con oltre il 49% che soffre di vere e proprie disabilità intellettive. In tale contesto – evidenzia Uecoop – da un lato bisogna garantire la massima assistenza alle famiglie con il potenziamento del numero del personale di sostegno, dall’altra bisogna cercare di proseguire con lo stimolo intellettuale dei ragazzi sia in classe che nella vita extra scolastico in modo da amplificare quanto appreso sui banchi nonostante mille difficoltà. Molto spesso al di fuori dell’orario scolastico – conclude Uecoop – è proprio il grande mondo delle cooperative sociali a svolgere questo lavoro di assistenza ai genitori nelle gestione dei figli disabili.

Una situazione da monitorare, però, come sottolineato da Infermieristicamente e da Orizzonte Scuola, dato che in alcune regioni, ad esempio in Veneto, la carenza di insegnanti di sostegno e di operatori ha fatto sì che si sia attinto alle liste di infermieri per occuparsi dei bambini con disabilità a scuola.