Si incrina l’amicizia tra Assad e Putin. Mosca chiede ricompensa da 3 miliardi di dollari

Una delle amicizie più chiacchierate dell’intero panorama politico internazionale potrebbe essere entrata in una crisi profonda. Secondo quanto rilanciato dal quotidiano “La Stampa” i rapporti più che amichevoli tra Vladimir Putin, Presidente della Russia, e Bashar al-Assad, Presidente della Siria, potrebbe essere entrata in crisi a causa di alcune richieste arrivate da Mosca.

Nello specifico Vladimir Putin avrebbe richiesto, ancora all’inizio dell’estate, una lauta ricompensa “all’amico” Assad per i numerosi aiuti militari che la Russia ha inviato alla Siria per fronteggiare la guerra che da quasi una decade deflagra il paese. Tale ricompensa, stimata in 3 miliardi di dollari, sarebbe talmente alta da non poter essere coperta dallo stato siriano, con lo stesso Bashar al-Assad costretto ad utilizzare le proprie risorse private per coprire la spesa.

Sempre secondo le indiscrezioni Assad inizialmente aveva informato la Russia di non poter coprire una tale spesa, sopratutto a causa della guerra civile che da 8 anni affligge il paese e che ha lasciato le casse dello stato esauste. Mosca, dimostrando di non aver preso bene il rifiuto, avrebbe in primis interrotto tutti i rifornimenti di guerra, e successivamente accusato Rami Makhlouf, cugino del presidente Assad, di essersi arricchito enormemente durante la guerra, come a voler dimostrare che in qualche modo i 3 miliardi di dollari fossero nella disponibilità del Raiss.

Assad per tutta risposta avrebbe poi deciso di piegarsi alla volontà russa cercando i fondi necessari per pagare la ricompensa non solo attraverso prelievi dal patrimonio familiare, ma arrivando anche a vendere alcuni beni di stato. Diverse miniere e impianti industriali sono infatti stati ceduti, attraverso accordi commerciali molto vantaggiosi, alla società russa Stroytransgaz Logistic di proprietà di Gennady Timshenko, oligarca russo molto amico di Putin.

A seguito di queste cessioni la Russia ha poi deciso di tornare a supportare la Siria nell’operazione di riconquista dei territori di Idlib, operazione cruciale per la vittoria finale, inviando un contingente di 4 navi piene di armi. Ma si sa. Tutto ha un costo.