Sulla libertà d’informazione: Assange e Wikileaks

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wikleaks da facebook.com

Quando si può parlare davvero di libera informazione? Le notizie che riceviamo quotidianamente fino a che punto rispecchiano la realtà? Troppo spesso le informazioni passate dai media vengono censurate e rimodellate da chi le controlla al fine di favorire un tipo di pensiero piuttosto che un altro. L’interlocutore non se ne accorge, non si pone il problema di filtrare la notizia fino a quando questa non lo tocca direttamente o non ha un’importanza particolarmente elevata a livello mondiale. Si chiede quindi a gran voce un chiarimento, delle verifiche e soprattutto la verità.

Wikileaks nasce proprio con lo scopo di ottenere trasparenza da parte di governi e grandi aziende per avere garanzia di giustizia, etica e sempre più democrazia. Quest’organizzazione internazionale senza scopo di lucro riceve da fonti anonime e whistleblower (individuo che denuncia pubblicamente o riferisca alle autorità attività illecite o fraudolente all’interno del governo, di un’organizzazione pubblica o privata o di un’azienda – Wikipedia) documenti coperti da segreto per poi caricarli sul proprio sito web e renderli pubblici. Ad esempio, una delle ultime grandi rivelazioni sono state le email del Comitato nazionale democratico statunitense durante le elezioni presidenziali del 2016. A tal proposito, è stata portata avanti recentemente un’inchiesta del “Daily Beast” che segnalerebbe come agente dei servizi segreti militari russi Guccifer 2.0, l’hacker che fornì a Wikileaks tali email. Niente di verificato, nessuna ammissione e nessuna prova ma una buona copertura per tutti i whistleblower.

Se la pubblicazione di queste email sia stata la cosa giusta fare, l’ha chiesto Stefania Maurizi, giornalista de “La Repubblica” in un’intervista a Julian Assange, fondatore di Wikileaks. L’attivista informatico risponde che indipendentemente dalle opinioni personali, avere informazioni corrette e complete è in media sempre positivo e che così facendo l’organizzazione ha mantenuto la promessa di non censura.

Le libertà civili e politiche vanno di pari passo allo sviluppo democratico dei Paesi, ma è essenziale rendersi conto che non tutte le democrazie sono dello stesso tipo. Riguardo alla Russia e alla rielezione di Vladimir Putin come guida del Paese, Assange parla di un chiaro controllo dei canali mediatici da parte del governo centrale ma afferma che è la stessa struttura e storia del Paese a renderlo possibile. Il crollo dell’Unione Sovietica alla fine degli anni ‘90 aveva lasciato i cittadini in una situazione sociale ed economica disastrosa che Putin, durante i precedenti mandati, sembra aver largamente migliorato.

Adesso il leader del Cremlino sta affrontando i sospetti sull’avvelenamento di una ex spia – Sergei Skripal – avvenuto a Londra lo scorso 4 marzo e la richiesta da parte di Theresa May di ammetterne la responsabilità. In riferimento a ciò, Wikileaks sembra appoggiare i sospetti della premier britannica, ammettendo però – come si evince dalle parole di Assange – della possibilità di altre strade.

Il lavoro di Wikileaks e di tutti gli informatori che lo permettono non può essere direttamente collegato ad un qualche governo anzi spaventa chi ha potere, chi custodisce segreti spinosi e sotterfugi politici. Porsi a giustizieri della verità è pericoloso, i casi di Julian Assange e Chelsea Manning ne sono la conferma, ma solo finché ci saranno persone come loro che mettono davanti a tutti la verità si può sperare in una libera e oggettiva informazione.

Ingrid Salvadori

[Photo credit: facebook.com]