Terremoto: l’inadeguata prevenzione dei privati è la vera colpevole

Dal terremoto di Messina e Reggio Calabria, fino a quello del Friuli nel 1976 e dell’Emilia del 2012, passando per il sisma che ha distrutto L’Aquila nel 2009, ecco che gli eventi sismici più gravi, avvenuti in Italia a partire dal 1908, hanno da sempre sollevato polemiche e scalpore agli occhi dell’opinione pubblica.

Quest’ultima, ignara o semplicemente disinformata sulle reali conseguenze del vivere in territori ad alta sismicità in case e infrastrutture che, nell’80% dei casi, non reggerebbero – e così è stato- un terremoto come quello della scorsa notte.

Non c’è da stupirsi quindi, se innumerevoli immagini riportate da tutti i principali quotidiani nazionali ed esteri, dipingono una situazione immobiliare e cittadina quasi apocalittica: “Intere città sono state cancellate in pochi attimi e trasformate in cumuli di macerie” è il titolo più ricorrente. Ma perché?

Il problema riguarda sostanzialmente una politica d’investimento sbagliata ed altamente costosa. Una scia di disastri e occasioni perse lungo i mille chilometri dello stivale pagate finora a caro prezzo: quattro miliardi di euro all’anno. Questo è il costo sostenuto dallo Stato per riparare ai danni provocati dagli eventi sismici negli ultimi 50 anni. Un dato importante da cui partire per capire quali manovre dovrebbero essere messe in campo per completare e sfruttare quegli adeguamenti antisismici che per legge garantiscono detrazioni fiscali fino al 65% al singolo cittadino.

La mancata prevenzione e il mancato adeguamento delle abitazioni oggi si riflette in cumuli di macerie, nelle innumerevoli immagini trasmesse dalle emittenti televisive. Immagini che fanno riflettere, se si pensa che la mancata prevenzione riguarderebbe 3800 comuni differenti nella regione Lazio, che per il 2014 aveva ricevuto fondi dal Governo (a disposizione per il completo adeguamento sismico di tutte le costruzioni, pubbliche e private) per la bellezza di 12 milioni di euro, di cui 10,5 per interventi di manutenzione. Oltre a ciò, bisogna comunque ricordare che la stessa legge regionale, istituita dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009, prevedeva che solo il 20% dell’intero finanziamento fosse destinato ai privati. Singoli cittadini che avevano certamente l’obbligo e la responsabilità di far pervenire allo Stato il loro diritto nel sistemare quelle abitazioni. Dovizia che in pochi si sono premurati di avere, poiché nel 2013, per 2,7 milioni assegnati ai privati, le domande presentate furono solo 1342 (di cui 45 ad Amatrice e 24 ad Accumoli). Quelle accettate furono 191, ma perché?

La colpa risiede anche nelle normative regionali, poiché le case dei “non residenti” venivano escluse dalle regole fissate dalla Regione Lazio. Il tutto, stabilito da una serie di domane e procedimenti burocratici, sulla base dell’indice medio del rischio sismico. Rischio che, nel caso di vulnerabilità sismica, deve essere superiore al 60%, senza considerare i criteri insigniti nel bando comunale: tra questi, uno dei più selettivi è proprio quello che riguarda “l’occupazione giornaliera media”. Tradotto? le seconde case, come molte di quelle delle vittime di Amatrice e degli altri borghi colpiti, restano in coda. 

Il meccanismo si inceppa nel complesso iter burocratico, ma la colpa (aggravata) risiede anche e soprattutto nella lentezza e nella pigrizia dei singoli cittadini che spesso, come in questo caso, non sanno muoversi autonomamente tra l’immensa mole burocratica delle detrazioni fiscaliulteriormente prorogate per tutto il 2016.

Certo, la difficoltà di interpretare nel concreto la legge e la poca chiarezza nelle procedure, amplificano una responsabilità oggi significativa e condivisa su cui occorrerà riflettere.

Forse molte delle vittime rimaste sotto a quelle macerie, potevano essere evitate. Così come gli ingenti danni economici che ora andranno ad accumularsi ai precedenti, sulle spalle dei cittadini. E, per l’ennesima volta dal fronte politico e mediatico, piangere l’ennesima sciagura non servirà a molto.

di Giuseppe Papalia

 

 

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Informazioni su Giuseppe Papalia 167 Articoli
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna dal gennaio 2018, è caporedattore della testata giornalistica Secolo Trentino dove si occupa di politica e società. Ha svolto un periodo di stage presso il quotidiano "L'Arena" di Verona all'interno della redazione sport e cultura e collaborato con alcuni giornali locali. E' laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi in sociologia delle comunicazioni di massa, dal titolo: "La comunicazione nell'era dello storytelling management: la narratologia nei media come strumento di controllo di massa". Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, con curriculum in Relazioni Pubbliche.