Università del Salento: escluse le liste a destra

Solidarietà anche da parte dei giovani in politica

Blocco studentesco” e “Azione universitaria” associazioni studentesche conservatrici e di destra, dal 29 maggio scorso sono escluse dall’attività democratica dell’Università del Salento. Le due associazioni sono molto diverse tra loro, già accomunarle in una stessa deliberazione è sbagliato. L’una ha una matrice culturale popolare, la seconda ha una matrice politica. per cominciare.

Questo ha deciso il Consiglio degli Studenti, riunitosi per il riconoscimento delle associazioni studentesche. Non è la prima volta che l’Ateneo dimostra di avere una gestione famigliare nelle vicende pubbliche, prendendo posizioni che si allineano sui gusti accademici. Il paradosso che, delle due associazioni, la prima si è battuta per la presenza in votazione presso i Consigli da parte degli studenti in forma elettiva, la seconda si è battuta per il rinnovo delle infrastrutture. E’ interessante che le stesse battaglie viste con la “falce e martello” facciano piacere, senza invece diano fastidio .. forse che la paura che si chiedano i conti all’Ateneo fa 90?

L’organo studentesco è stato chiamato ad esprimere un parere non vincolante circa il riconoscimento delle due associazioni. Come è possibile immaginare, data la prevalenza di liste di sinistra nella politica universitaria, il parere è stato negativo.

L’ideologia fascista fuori dall’Università del Salento” è quello che le altre associazioni, in primis “Link Lecce – Coordinamento Universitario“, hanno chiesto, schierandosi nettamente contro il riconoscimento di tali associazioni.

Per dirla come la spiegò Indro Montanelli: “I miti del nostro passato: il Risorgimento fatto da un popolo in armi per la Patria e la Libertà, che non è mai esistito e la Resistenza ricalcata sullo stesso modello. Per decenni si è cercato di chiudere la bocca a chiunque tentasse di rivedere la melodrammatica rappresentazione, dandogli del fascista; quando De Felice volle trasformare il fascismo da crucifige a documento, fu minacciato di essere espulso dalla comunità accademica togliendogli la cattedra.”

Tuttavia, il CdS del 29 maggio è stato solo l’atto finale di un’ostilità iniziata già da tempo: Link Lecce, infatti, aveva avviato una campagna dal nome “Cultura è Resistenza” e un appello denominato “Unisalento Antifascista“, il quale ha raccolto 600 firme tra docenti, studenti e altri simpatizzanti tra cui lo StandUp Comedian Daniele Fabbri e gli scrittori Girolamo De Michele e Simone Fana.

Un’ulteriore adesione alla campagna deriva dall’ex europarlamentare Eleonora Forenza (Rifondazione Comunista) la quale, attraverso una lettera al Rettore, ha chiesto la negazione del riconoscimento di associazioni fasciste all’interno dell’università.

Dal canto loro, anche Blocco studentesco e Azione universitaria fecero pervenire proteste e lamentele al Magnifico Rettore e al Consiglio Studentesco in data 11 aprile 2019, rivendicando l’illegittimità della proposta di approvazione del “Protocollo per la Promozione e la Difesa della Democrazia”,  organo dell’associazione “Studenti indipendenti” che ha presentato un rapporto sulle due associazioni oggetto di polemiche.

Ad affiancare ulteriormente il materiale raccolto, alcuni documenti stilati sempre da Link Lecce, nei quali vengono riportati alcuni atti violenti o richiamanti l’ideologia fascista. “Ora – dichiara Sara Pisanò, consigliera degli studenti e membro di Giunta – tutta la responsabilità grava sul Rettore“.

Negli ultimi giorni, però, Azione Universitaria sta ricevendo il sostegno sui social da parte di Gioventù Nazionale – formazione giovanile di Fratelli d’Italia – i cui ragazzi rivendicano l’incoerenza delle altre associazioni universitarie nel sfruttare il concetto di democrazia a loro piacimento, usandolo per propagandare esclusivamente la loro idea di società ed escludere poi dal dibattito associazioni con una diversa ideologia, negando, di fatto, il concetto di democrazia.

Piuttosto, sarebbe auspicabile guardare al presente e concentrarsi su come migliorare la società in cui si vive, nel caso specifico quella riguardante la vita universitaria, ci sarebbe già parecchio da fare per arrivare a uno standard qualitativo ad esempio, per fare questo serve confrontarsi apertamente su idee e proposte concrete, senza dover sempre ricorrere alla mossa scorretta di dover infangare l’avversario con un’etichetta che non gli è propria. Ma forse questo avviene per nascondere la pochezza o la mancanza di proprie idee programmatiche e tutto il resto. Un facile e comodo capro espiatorio? Fare politica semplicistica è ormai l’hobby di chi non ha più nessun asso nella manica per dimostrarsi migliore “in campo”.

Federico Fontanelli