“IL RAGAZZO INVISIBILE”: VERSO UN NUOVO CINEMA ITALIANO

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Il ragazzo invisibile è un film fantascientifico diretto da Gabriele Salvatores, celebre regista italiano che nel 1992 si aggiudicò il Premio Oscar al miglior film straniero per “Mediterraneo“. Il film, uscito appena due giorni fa nelle sale cinematografiche italiane, racconta di un comune ragazzo di 13 anni alle prese con le difficoltà quotidiane tipiche del periodo preadolescenziale, quali l’esser preso di mira dai bulli della classe, lo stress degli impegni scolastici, e lo sbocciare delle prime cotte amorose. Questo finché un giorno Michele, il protagonista, non scopre di avere un sensazionale potere nascosto, ossia la capacità di poter diventare invisibile. Da quel momento la sua vita cambia drasticamente, e prima che se ne accorga si ritroverà immerso in una grande avventura, pronto ad usare i suoi poteri per fare quel che ogni supereroe meglio sa fare: proteggere i più deboli.

Il film è interessante perché è un cinecomics totalmente di stampo italiano: di fatto il Ragazzo Invisibile è il primo supereroe italiano ed europeo, la prima pellicola di questo genere del nostro Paese e del Vecchio Continente a distribuzione commerciale. E questo importante elemento il film non lo nasconde per nulla, anzi, lo mostra con fierezza: le ambientazioni sono tipiche della nostra penisola, i dialoghi sono scritti nel classico stile italiano, la voce dei personaggi è lasciata al naturale, con tutte le cadenze linguistiche non formali che li caratterizza, e la recitazione, seppur non sempre perfetta, è molto naturale e sciolta, molto credibile e realistica. E’ curioso constatare che questo film vuole porsi come concorrente ai grandi kolossal del cinecomics hollywoodiano, ma senza meramente copiare lo stile statunitense, bensì adattandolo alla tradizione cinematografica italiana, in modo da fare un vero e proprio nuovo cinema all’italiana. Salvatores con questo film vuole dare uno scossone alla staticità che da tanti anni ha affossato il cinema nostrano, ormai da tempo congelato nei soliti due o tre generi – tra cui soprattutto la commedia -, impoverendosi irrimediabilmente di idee e di originalità. “Il ragazzo invisibile” è un audace esperimento del regista per tentare di rinnovare il panorama cinematografico del nostro Paese, prendendo sì spunto dalla cara vecchia Hollywood, ma al contempo realizzando un progetto con un linguaggio e con uno stile del tutto nuovi e freschi.

E’ molto interessante analizzare la regia che Salvatores adotta in questa pellicola: suggestiva è la scelta di mettere in scena le straordinarie vicende di un ragazzo di appena 13 anni, anziché di uomo già maturo, o comunque di un giovane adulto, contrapponendosi alla tipica linea adottata dagli studios hollywoodiani. Anche se il Ragazzo Invisibile è un personaggio che in realtà si avvicina ad un solo grande supereroe della Marvel, che anch’esso acquista i suoi poteri nel momento molto delicato dell’adolescenza, ossia l’Uomo Ragno. Non è un caso infatti che nelle prime inquadrature del film Michele sia affascinato dal costume da Spider Man esposto nella vetrina di un negozio.

Altro elemento curioso è la scelta dell’ambientazione: anche in questo caso Salvatores si oppone alla classica tendenza hollywoodiana di ubicare la vicenda in una grande metropoli abitata da milioni di persone, per spostare il suo Ragazzo Invisibile in una piccola e tranquilla città marittima. Questa scelta registica è azzardata, ma efficace, collegando in maniera maestosa la giovane età dell’eroe con l’ambientazione in una semplice cittadina qualsiasi. Oltre a ciò, il mare diventa lo specchio dello stato d’animo in cui vive costantemente il protagonista: sempre affranto, sempre isolato dagli altri, sempre così invisibile,  trova spesso consolazione fissando il mare, luogo deserto ed emblema della solitudine.

Per quanto riguarda le tecniche di ripresa e di montaggio, bisogna dire che Salvatores ci mostra uno stile molto comune ed operaio accompagnato da una fotografia molto pulita e nitida, nel quale tuttavia spiccano inquadrature eccezionali e memorabili, molto ricercate, che per un breve attimo collegano il Grande Schermo alla messa in scena, facendo collidere la cinepresa onnisciente ed esterna con ciò che capita nella vicenda.

Ma l’elemento della sua regia più sublime è appunto l’analogia alla tradizione cinematografica italiana e la coerenza con la trama e lo sviluppo della storia, caratteristiche attuate con un semplice movimento di macchina: quello del pedinamento. Poche volte nelle produzioni hollywoodiane di cinecomics si vedono i protagonisti indaffarati nella loro vita quotidiana, poiché è nella cultura cinematografica statunitense la funzionalità assoluta ai fini dello svolgimento della trama, mentre così non è in quella italiana: Salvatores letteralmente “pedina” Michele quando svolge attività di tutti i giorni, quando vaga a zonzo, quando cammina senza una precisa meta. In questo caso il regista attinge direttamente da una delle correnti cinematografiche italiane che hanno fatto la storia del cinema internazionale, ossia il neorealismo. E difatti con questa tecnica Salvatores aggiunge quell’atmosfera di realisticità che spesso manca nelle grandi produzioni hollywoodiane.

In conclusione, Il ragazzo invisibile” è un film unico nel suo genere, ed è assolutamente affascinante vedere finalmente un film italiano tentare di sbloccarsi dal piattume su cui s’è accasciata da anni la cinematografia nostrana, presentando un nuovo modello ed incoraggiando il pubblico e i cineasti dello Stivale a muoversi in una direzione innovativa, senza mostrare alcuna paura ed affrontando con tenacia anche le sfide più dure.

Il film può piacere o non piacere, questo dipende giustamente dai gusti dello spettatore, e certamente non è perfetto. Ma non si può in alcun modo negare che “Il ragazzo invisibile” sia un prodotto completamente diverso cui il pubblico italiano è sempre stato abituato a vedere, tanto da poter essere magari il primo passo verso una nuova stagione cinematografica all’italiana che ridia quei valori perduti che il nostro cinema ha dimenticato e sotterrato ormai da tempo.

 

di Giuseppe Comper

 

 

[Photocredit www.culturaeculture.it]

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