Marlon Brando, l’attore dai mille volti

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Marlon Brando è stato uno dei più grandi e famosi attori del XX secolo, considerato una vera e propria icona del cinema mondiale, i suoi film sono stati visti da più di 800 milioni di persone, registrando un vero e proprio record per la categoria. Eppure non tutti sanno che la carriera di Brando subì diverse battute d’arresto, la più famosa è sicuramente quella a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 quando l’attore all’apice della carriera non sembrava più in grado ripetersi dopo aver magistralmente interpretato capolavori come: “Bulli e Pupe”, “Fronte del Porto” e “Un tram che si chiama Desiderio”.

Marlon Brando nacque a Omaha in Nebraska nel 1924 da una famiglia di origini tedesche, dopo essere stato espulso dal college nel 1943 decise di raggiungere le sorelle a New York dove studiò recitazione alla “The Dramatic Workshop”, trovando come insegnante l’attrice Stella Adler. Il talento cristallino di Brando era troppo evidente perché potesse rimanere a lungo nell’ombra, infatti dopo appena pochi mesi ottenne la sua prima parte a Broadway, nella commedia “I remember Mama”.

L’ascesa di Marlon Brando fu repentina, a metà degli anni ’50 era diventato uno degli attori più famosi e richiesti di Hollywood grazie alle sue interpretazioni in pellicole come: “Desirèe”, “La casa da tè alla luna d’agosto” e “Giulio Cesare”. Queste pellicole portarono Brando ad essere considerato una vera e propria icona, ammirato da milioni di fan e cercato da tutte le maggiori produzioni Hollywoodiane.

Con gli anni ’60 però la carriera di Brando ebbe un andamento discontinuo, l’attore non sembrava essere più in grado di replicare i successi del passato e, dopo alcune disastrose pellicole come: “La notte del giorno dopo” e “La caccia”, il suo declino sembrava irreversibile, nessuno pareva più apprezzare le doti artistiche dell’attore di Omaha, che sembrava destinato sempre più ad un repentino prepensionamento.

Nel 1971 però avvenne la svolta, Brando fu scritturato per interpretare Don Vito Corleone nel film “Il Padrino”, nonostante l’iniziale scetticismo da parte della casa produttrice la “Paramount Pictures” l’attore fu fortemente voluto dal regista Francis Ford Coppola, che riuscì a vincere il braccio di ferro con la major e a scritturare Brando per la pellicola. La mossa si rivelò vincente, la disponibilità e la professionalità di Brando furono apprezzate da tutto il cast, inoltre la sua interpretazione fu considerata una delle migliori della sua carriera, consentendogli di vincere il suo secondo Oscar e riportandolo in auge come uno dei migliori attori del panorama artistico mondiale.

Da quel momento in poi l’attore tornò ad essere considerato un’icona nel suo campo, a “Il Padrino” seguirono altri grandiosi successi come: “Ultimo tango a Parigi” e “Apocalypse Now”, che gli consentirono di ricevere la settima nomination agli Oscar e di vincere l’American Movie Award come miglior attore protagonista.

Successivamente ai grandi successi degli anni ’70 Brando non tornò più realmente a recitare, il successo che aveva ottenuto gli permise di poter recitare solo piccoli e ben remunerati camei in grandi produzioni; un esempio su tutti fu la sua partecipazione alla pellicola “Formula 3” dove percepì tre milioni di dollari per girare solamente tre scene.

Gli ultimi anni della vita di Brando non furono all’altezza dei fasti del suo passato, l’attore gravemente obeso visse con una “misera” pensione di 6000 dollari al mese fino al 2004 quando fu stroncato da una crisi respiratoria dovuta all’enfisema polmonare che lo affliggeva già da diversi anni.

Nonostante gli ultimi tragici anni della sua vita, Marlon Brando rimane una delle stelle più fulgide del firmamento Hollywoodiano, un attore poliedrico capace di interpretare magistralmente le diverse sfaccettature dell’animo umano, dal rozzo e brutale Stanley ne “Un tram chiamato Desiderio” al frustrato Paul di “Ultimo tango a Parigi”, passando per l’eremitico Colonnello Kurz di “Apocalypse Now”. La fama di Brando sembra non tramontare mai, artisti come Elton John, Madonna, i R.E.M. e perfino il nostrano Luciano Ligabue hanno deciso di rendere omaggio a Brando nelle loro canzoni, dimostrando come la notorietà di certe persone trascenda il tempo e lo spazio.

Marlon Brando è certamente tra quelle persone e certamente i suoi capolavori saranno apprezzati anche dalle future generazioni, perché quando si è stati grandi una volta… lo si è per sempre.

Carlo Alberto Ribaudo

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