Qual è il motivo del successo di Thirteen reasons why?

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Thirteen reasons why è una serie televisiva Netflix che ha avuto un enorme successo: solo per citare uno dei tanti dati statistici, dopo un mese dal suo rilascio ha ottenuto 11,5 milioni di mentions. [1]

Ma a cosa è dovuto questo successo, come mai tanti spettatori e tante discussioni aperte intorno a questa serie? Quali sono i motivi per i quali Thirteen ha coinvolto l’interesse di adolescenti, ragazzi e adulti?

 

Thirteen reasons why parla del suicidio di Hannah Baker in maniera insolita: la ragazza, prima di compiere il gesto estremo, decide di registrare tredici cassette, ognuna delle quali ha un protagonista principale che l’ha spinta al suicidio. Queste cassette sono ascoltate da Clay Jensen, co – protagonista insieme ad Hannah di questa serie televisiva; lo spettatore, quindi, rivive insieme a Clay i motivi e le persone che hanno spinto Hannah a suicidarsi: in tal modo, vengono affrontati temi quali il bullismo e il cyberbullismo, lo stupro, la difficoltà di comunicazione tra adulto e adolescente, il ruolo della scuola e via di questo passo.

 

Qual è, dunque, il motivo di tanto successo? Thirteen reasons why ci piace perché descrive una parte fondamentale della nostra vita, che è quella della solitudine. Non la solitudine “bianca”, quella che cerchiamo in alcuni momenti della nostra giornata, quella piacevole e fruttuosa, ma la solitudine “nera”, ovvero la sensazione di essere soli, abbandonati, incompresi. A chi di noi non è mai successo? Chi non ha mai provato questo stato d’animo?

Quello che, forse, ci piace un po’ meno è la risposta di Hannah a tale solitudine, ovvero il suicidio: non esistono davvero altre soluzioni alla solitudine, anche nel momento in cui pare prolungarsi nel tempo e peggiorare?  Ecco, dunque, l’altro grande motivo del grande successo di Thirteen reasons why: cercare una risposta diversa da quella di Hannah. Se siamo stati degli spettatori attenti, vediamo che già all’interno della serie televisiva ci sono delle risposte alternative da parte degli altri compagni di scuola, nonché protagonisti di qualche cassetta: Tyler, fotografo della scuola, è sostanzialmente emarginato dagli altri, ma in qualche modo si oppone a tale condizione con la passione per la fotografia; Ryan, ragazzo omosessuale che combatte la propria solitudine e il suo modo diverso di vivere l’amore tramite la poesia; Zach che nasconde la propria sensibilità nella passione per la pallacanestro. Cosa possiamo evincere, quindi, da questi personaggi secondari? Cosa li distingue rispetto ad Hannah? La risposta diversa è dovuta al fatto che si aggrappano ad una passione, non si preoccupano eccessivamente del giudizio altrui, non vivono per gli altri ma per sé stessi. Quello che lo spettatore vorrebbe dire ad Hannah è di fermarsi e riflettere: la solitudine “nera” non può che essere combattuta trasformandola in “bianca”, ovvero riflettendo sulle nostre amicizie e sulle nostre relazioni, capire se siamo soli per colpa nostra, per colpa degli altri; cambiare quello che non va bene, rimboccarsi le maniche, sapere di dover sempre bastare a se stessi; non compiangersi, ma reagire.

 

Queste riflessioni costituiscono i motivi per cui Thirteen reasons why ha avuto tanto successo: l’immedesimazione con il suo stato d’animo, il suo sentirsi sola e incompresa, e la sua risposta del tutto negativa, che spinge lo spettatore a trovarne altre, più positive e utili.

 

Alessandra Lovatin

 

[1] Dato ripreso dal sito www.ninjamarketing.it