3 Novembre 1918: Trento pienamente italiana

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La storiografia ci ricorda che alle 15.15 del 3 novembre 1918 uno squadrone di Cavalleggeri del Regio Esercito Italiano entrò in una delle due città simbolo della Grande Guerra: Trento. Un arrivo accolto trionfalmente da una popolazione stanca di subire il giogo dell’Impero Asburgico. Nel 1815 il nostro territorio fu annesso a tavolino ad un Impero che certamente fece tanto per il nostro territorio ma, come spesso accadeva ed accade ancor oggi, con atteggiamento colonialistico cercò di imporre in Trentino le proprie usanze e tradizioni.

Non tutti accettarono silenziosi simile imposizione. Ci furono persone quali Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa che misero a disposizione la loro vita al solo pensiero di un concetto breve, forte ed emozionante: Patria Italia.

Tutti noi dobbiamo essere, dopo 97 anni dalla liberazione, soprattutto grati nei confronti di una Nazione, che ha patito atroci sofferenze sullo Zugna, sull’Altissimo, sul Tonale e via di vetta in vetta.

Ricordiamo anche che, contrariamente a quanto il revisionismo dilagante cerca di far credere, nel 1914 gli austriaci chiamarono alle armi circa 60.000 Trentini; di questi più di 11.400 trovarono la morte in combattimento. Furono impiegati soprattutto sul fronte orientale per timore che l’impiego diretto contro i fratelli italiani potesse generare vasti fenomeni di diserzione.

Un ricordo che non deve essere soffocato dalle opportunistiche azioni di coloro che, attraverso forme anche folkloristiche, puntano oggi ad adulterare la storia del nostro territorio ed il suo legame indissolubile con l’Italia.

Ma folklore a parte, i fucili di questi signori, sebbene oggi sparino a salve, sono strumenti di morte. Scrivono anche libri pseudoscientifici e velatamente minacciano coloro che non la pensano allo stesso modo forti del loro ancoraggio ad un partito territoriale che, professando attaccamento alle tradizioni nelle nostra valli, a Trento opportunisticamente governa con le sinistre.

Corre obbligo morale di tenere alta l’attenzione nei riguardi di chi si maschera dietro presunte tradizioni ma richiama profili di ideologie che si basano sull’odio.

Un pensiero totalmente diverso da quello che sta alla base del nazionalismo e dell’irredentismo italiano, che mai si è voluto imporre con la brutale forza ma come amore verso la Patria, verso i figli, verso lo stesso concetto di famiglia. Il nostro paese è una Comunità eterogenea, ma unita nel momento del bisogno. La Quarta Guerra d’Indipendenza ne offre eterna memoria. Lo ricordano il sacrificio di tanti giovani italiani che per tre anni combatterono in condizioni disastrose per liberare Trento e Trieste.

 

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