Fantozzi e il Sud Tirolo, quando la comicità incontra la vita reale

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La notizia del giorno è senz’altro la scomparsa del noto attore comico genovese Paolo Villaggio, interprete del famosissimo ragionier Fantozzi, morto a Roma all’età di 84 anni a causa di alcune complicazioni legate al diabete che lo affliggeva da tempo.

Paolo Villaggio è stato uno degli ultimi veri attori comici italiani, un artista che con i suoi personaggi è entrato nell’immaginario collettivo degli italiani, per la leggerezza e la bravura con cui ironizzava sui maggiori cliché della classe lavoratrice media italiana. Il ragionier Ugo Fantozzi, il professor Kranz e il timido Giandomenico Fracchia sono tutti personaggi che hanno reso Paolo Villaggio uno dei più apprezzati e premiati attori comici del dopoguerra, portandolo a raggiungere vette che prima di lui solo artisti come Totò avevano toccato.

Una delle caratteristiche principali di Paolo Villaggio è stata quella di riuscire a raccontare in maniera comica spaccati di vita reale degli italiani, il tutto senza mai risultare volgare, arrivando nel corso dei decenni a proporsi come una vera icona del cinema comico italiano.

Il suo personaggio più riuscito è senz’altro quello del ragioniere Ugo Fantozzi, un impiegato umile e servile di una grande azienda, succube dei padroni e vessato dai colleghi che approfittano della sua inettitudine per sfruttarlo e calpestarlo sia moralmente che fisicamente. La forza di Fantozzi è stata quella di rappresentare in maniera grottesca l’archetipo dell’uomo medio-borghese, una figura completamente assoggettata al logorio della vita moderna: innamorato di una sua collega, nonostante sia sposato, continuamente vessato dai suoi superiori e incapace di opporsi al destino che sembra sempre avverso.

Nei suoi sketch umoristici Paolo Villaggio ha toccato tutti quelli che sono gli stereotipi della società italiana, portandoli in scena sempre con la leggerezza che lo ha contraddistinto per tutta la carriera, riuscendo a presentare tutti i difetti della medio-borghesia italiana, senza però risultare banale o scontato.

Uno dei suoi lavori più riusciti è senz’altro “Fantozzi contro tutti” del 1980, il terzo capitolo della saga del ragioniere Ugo Fantozzi; in questa pellicola il ragioniere viene coinvolto in una delle strampalate iniziative del collega Filini: la settimana bianca ad Ortisei in Trentino-Alto Adige.

Arrivati ad Ortisei in piena estate, il gruppo capeggiato da Fantozzi e Filini si rende conto che la neve non c’è e vengono costretti da un’autoritaria guida turistica altoatesina a svolgere le “vacanze alternative”: una serie di torture che comprendono cure dimagranti in cliniche private, camminate in montagna e lezioni sul folklore del Sud Tirolo.

Tutta la parte del film sulle vacanze ad Ortisei è un tripudio di cliché sulle diversità culturali e sociali tra italiani e sud tirolesi, partendo in primis dalla convinzione tutta nostrana, che in Alto Adige ci sia sempre la neve, proseguendo con la figura intransigente della guida turistica: un uomo che sembra odiare gli italiani, identificandoli con il luogo comune dei “mafiosi mangia spaghetti”.

In questo episodio della saga fantozziana Paolo Villaggio riesce, con la consueta leggerezza e semplicità, a esporre in maniera comica e grottesca una delle questioni che da sempre hanno caratterizzato i rapporti tra Italia e Sud Tirolo: le diversità socio-culturali. L’attore riesce ad evidenziare, senza pesantezza, le difficoltà che i sud tirolesi trovano nel relazionarsi con gli italiani, molto più vicini alla cultura tedesca che a quella italica. La scena che raggiunge livelli tragicomici ci presenta quindi l’altoatesino come una persona indisponente che disprezza gli italiani, reputandoli inferiori e disorganizzati, schiavo dei pregiudizi che vorrebbero gli italiani senza carattere e sempre impegnati a mangiare pasta.

Quello della differenza culturale tra il Sud Tirolo e il resto dell’Italia è da sempre una tematica che fa infiammare il popolo italiano: i primi sempre convinti di aver poco da condividere sia storicamente che culturalmente, con gli italiani, i secondi, invece incapaci di comprendere come una minoranza “geograficamente” italiana possa non condividerne i valori e sentirsi avulsi dal contesto in cui vivono e desiderosi di abbandonare il belpaese per ridefinirsi e autogestirsi.

Il Sud Tirolo venne annesso all’Italia il 10 ottobre 1920 a seguito del trattato di pace  di Saint Germain en Laye del 1919. La questione sulle diversità tra tirolesi e italiani viene magistralmente affrontata da Paolo Villaggio, che con la semplicità e l’umorismo che lo ha sempre contraddistinto, riesce ad evidenziare e far riflettere su un tema che era ed è all’ordine del giorno nelle zone interessate.

La potenza del messaggio di Paolo Villaggio consisteva proprio nel riuscire ad arrivare a tutta la popolazione in maniera diretta, senza peli sulla lingua, anche su temi spinosi che avrebbero messo in crisi chiunque. Riuscire a raccontare uno spaccato della società senza necessariamente dover appesantire il pubblico con retoriche trite e ritrite è stata la vera forza di Fantozzi, un personaggio che è riuscito a sopravvivere nel tempo senza risultare mai noioso o scontato.

Con Paolo Villaggio se n’è andata un pezzo di storia del cinema italiano, un’artista conosciuto e apprezzato da intere generazioni di italiani, che hanno riso e riflettuto sui suoi lavori.

Carlo Alberto Ribaudo