3 Febbraio 1959, “Il giorno in cui morì la musica”

Il 3 febbraio negli Stati Uniti è ricordato come “Il giorno in cui morì la musica”, a causa dell’incidente aereo del 1959 nel quale scomparvero tre icone del rock’n roll del ‘900: Ritchie Valens, Buddy Holly e The Big Bopper.

I tre artisti stavano affrontando insieme il Winter Dance Party, un colossale tour che prevedeva una lunga serie di concerti da tenersi in 24 città diverse nel breve lasso di tempo di 3 settimane.

A causa delle difficoltà legate agli spostamenti, le cittadine erano distanti diverse centinaia di km l’una dall’altra, la produzione decise di organizzare un volo privato per migliorare le condizioni di un viaggio, che fino a quel momento era stato tragico con alcuni musicisti che avevano rischiato la morte per congelamento.

A seguito di diverse trattative, pare che nessun membro delle tre band volesse affrontare il viaggio nello sgangherato pullman che la produzione aveva messo a disposizione, fu deciso che a prendere il volo sarebbero stati i leader dei tre complessi musicali.

Così Buddy Holly, Ritchie Valens e The Big Hopper si imbarcarono sull’aereo che sarebbe precipitato dopo pochi km a causa dell’inesperienza del pilota (aveva solo 21 anni) e delle difficili condizioni atmosferiche (quella sera nevicava molto). Lo schianto avvenuto in un campo di granturco a otto km dall’aeroporto fu talmente violento da non lasciare alcun sopravvissuto, spezzando così le vite e le carriere di tre dei più giovani e talentuosi artisti americani del periodo.

In un unico momento il mondo musicale fu privato del fulgido talento di tre artisti giovanissimi ma che già avevano ricevuto diversi plausi sia dalla critica, che li osannava come la nuova generazione del rock’n roll, sia dal pubblico che li aveva eletti a loro beniamini.

Buddy Holly all’epoca dei fatti aveva appena 23 anni ma era già divenuto famoso grazie a canzoni come “Everyday” e “Words of Love”, Ritchie Valens di 28 anni aveva incantato il mondo con “La Bamba” pezzo unico che fondeva i suoni latini con il rock americano e infine “The Big Bopper” di 29 anni, nome d’arte di Jiles Perry Richardson Jr, che oltre la carriera musicale era un apprezzato giocatore di Football.

A seguito dello schianto numerosi furono i tributi agli artisti scomparsi, diversi film vennero girati sull’accaduto, tra i più famosi ci sono “The Buddy Holly Story” del 1978 e “La Bamba” del 1987. Anche musicalmente parlando diversi artisti hanno deciso di omaggiare i tre cantanti, la canzone di Ritchie Valens “La Bamba” è stata ripresa dal gruppo “Los Lobos” e riportata in auge negli anni ’90, mentre Buddy Holly è stato il titolo di una famosissima canzone dei Weezer, gruppo iconico del power pop moderno.

Senza contare che il cantautore americano Don McLean nella sua canzone “American Pie” arrivò a definire il 3 febbraio 1959 come “Il giorno in cui la musica morì”. Queste testimonianze evidenziano come questo tragico fatto abbia sconvolto ed influenzato la cultura americana nei decenni successivi.

Ancora oggi a quasi sessant’anni da quel tragico evento, Buddy Holly Ritchie Valens e “The Big Bopper” sono fonte d’ispirazione per numerosi artisti, segno tangibile della forza del loro lavoro che è riuscito a trascendere il tempo e a consacrarli nell’olimpo della musica. 

Carlo Alberto Ribaudo