Ernani, le origini del cappello con la piuma degli Alpini

La città di Trento ha accolto con molto entusiasmo 91° Adunata Nazionale degli Alpini, l’evento in programma dall’11 al 13 maggio, ha richiamato nel capoluogo trentino migliaia di persone. Secondo le stime saranno quasi seicentomila gli appassionati che renderanno omaggio al glorioso corpo militare e più di centomila gli Alpini pronti a sfilare per le strade.

Gli Alpini sono uno dei più famosi ed apprezzati corpi dell’esercito italiano, fin dalla loro costituzione 15 ottobre 1872  si sono sempre distinti per il loro impegno nel proteggere i confini montani del nostro paese. Le truppe alpine dell’esercito italiano sono il più antico Corpo di Fanteria da montagna attivo nel mondo, e il loro contributo è stato determinante in numerose guerre della storia italiana.

Gli Alpini hanno combattuto valorosamente in ogni guerra che l’Italia ha intrapreso, da quelle risorgimentali alle Guerre Mondiali, passando per missioni all’estero come quelle in Africa del 1888 e in Afghanistan del 2003.

Uno dei tratti distintivi più evidenti di ogni Alpino è sicuramente il copricapo: il famoso cappello con la piuma che ancora oggi identifica in maniera chiara ed univoca gli appartenenti a questo glorioso corpo dell’esercito. Il Cappello Alpino fu adottato dalle truppe sin dalla loro creazione, non solo per la sua praticità ma sopratutto per il forte valore patriottico che quel copricapo rappresentava.

L’Ernani, così veniva chiamato quel particolare modello di bombetta “alla calabrese”, divenne un vero e proprio simbolo durante il periodo risorgimentale grazie all’omonima opera di Giuseppe Verdi del 1844. Nell’opera lirica del maestro di Busseto, Ernani era un giovane pastore ribelle che si opponeva alla tirannia spagnola indossando un cappello tondo e con la piuma molto simile alla sopracitata bombetta.

Durante il Risorgimento furono numerosi gli italiani che decisero di indossare “l’Ernani” come emblema, seppur metaforico, del loro dissenso nei confronti del regime austro-ungarico che li opprimeva. L’utilizzo di questa bombetta divenne talmente capillare da farla bandire nel 1848 dalla polizia austriaca, considerata un oggetto sovversivo e foriero di rivolte.

Nonostante il divieto “l’Ernani” continuò ad essere un indumento simbolo della “ribellione italiana” e, quando nel 1872 venne istituito il Corpo degli Alpini, con il compito di proteggere i confini montani settentrionali del paese, l’allora ministro Magnani Ricotti decise di fornirli dello stesso copricapo che anni prima aveva ispirato gli italiani nella rivolta contro l’oppressore. Con la speranza che il neonato corpo potesse, trainato dallo spirito combattivo di Ernani, rendere il miglior servizio possibile al regno italiano.

La bombetta “alla calabrese” divenne così parte integrante del corredo alpino e, sopravvivendo a ben due riforme della divisa ufficiale (1876 e 1879), diventò uno dei tratti distintivi più caratterizzanti dell’intero corpo militare. Solamente nel 1910 si arrivò a modificare “l’Ernani”, per l’occasione venne istituito un team di esperti (tra cui un sarto ed un chimico) che apportarono alcune piccole modifiche (come il materiale ed il colore) creando il copricapo che ancora oggi viene utilizzato.

Ancora oggi il Cappello Alpino viene realizzato con le direttive del 1910, deve essere di feltro di pelo di coniglio, dal colore verde e grigio, con la penna (lunga 25-30 cm) inserita in una “nappina” di lana dal colore diverso a seconda del battaglione di appartenenza. Anche la provenienza della penna fu regolamentata:  di corvo, nera, per la truppa, d’aquila, marrone, per i sottufficiali e gli ufficiali inferiori e d’oca bianca per gli ufficiali superiori e generali.

Nonostante sia passato più di un secolo dalla creazione del Corpo degli Alpini e del loro abbigliamento, “l’Ernani” rimane uno degli indumenti più amati e rispettati dagli italiani. Il cappello con la piuma è diventato un emblema non solo per i militari, ma per tutte le persone che si rispecchiano in valori quali l’integrità, il coraggio, il rispetto e l’amore per la propria patria.

La speranza è che gli Alpini continuino a farsi promotori di questo spirito, perchè valori come quelli sopracitati devono essere imprescindibili per ogni vero cittadino italiano.

Carlo Alberto Ribaudo