Antonio Rapisarda e’ un grande. Con il suo libro “All’armi siam leghisti”, in libreria dalla scorsa settimana, ha spiazzato i commentatori politici. Perché, ufficialmente, il libro dovrebbe evidenziare come Matteo Salvini ha conquistato il vasto arcipelago della cultura di destra, anzi delle destre. Quella cultura ignorata, quando non respinta, dai partitini della destra. E decisamente combattuta dai gruppi politici del centrodestra. Una cultura che nulla ha da spartire con i moderati di Berlu, con il partito repubblicano in salsa yankee prospettato come contenitore comune per chi non si lascia entusiasmare dal bugiardissimo, dalle renzine, dalla Boldrine. Dunque la Lega come rifugio per le più disparate anime della cultura antagonista vera, quelle che hanno in comune la capacità di pensare, di leggere e scrivere. Che non è poco, nel panorama politico. Ma che non  riesce a far rete o sistema. Con Salvini e la Lega, invece, l’individualismo cronico e pernicioso verrebbe invece superato. Ma è proprio così? Forse no. Perché il libro di Rapisarda contraddice, nel contenuto, quello che è l’enunciato. Ed appare uno scenario opposto. Non è Salvini ad aver conquistato gli intellettuali, ma sono gli intellettuali di destra ad aver conquistato Salvini ed occupato la Lega. Ancora parzialmente, certo, ma è pur sempre un inizio. In questo modo, tra l’altro, Salvini toglie ossigeno alle altre formazioni politiche di area. A loro insaputa, ovviamente. Perché gli altri non si sono mai accorti dell’importanza delle idee e della cultura. Preferendo i soliti slogan, tutt’al più aggiornati. Così il dibattito politico culturale si sposta sotto le insegne della Lega e dei movimenti aggregati. Fa comodo a Salvini, che non disponeva di un apparato culturale adeguato; ma rappresenta una grande opportunità anche per un gruppo di intellettuali con idee e proposte ma privi di sbocco e di ascolto. E Rapisarda compie un miracolo di equilibrismo addentrandosi, con “All’armi siam leghisti”, in un mondo caratterizzato da infiniti contrasti, da gelosie assurde, da contrapposizioni sterili. Un miracolo che riesce a far convivere neo islamici e laici, tradizionalisti ed anarchici, rosso-bruni e azzurri sbiaditi. C’è poco verde e molto nero, ma c’è l’intelligenza di un autore che ha cultura e la adoperare.

Augusto Grandi

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