Andreatta alla Celebrazione in Fossa dei Martiri: rispetto e stima, le medicine contro le divisioni politiche

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Oggi, III Novembre alle ore 15.00 presso la Fossa dei Martiri, posta sul retro del Castello del Buonconsiglio, si è tenuta la commemorazione con alzabandiera, della impiccagione e fucilazione dei tre irredentisti trentini, Filzi, Chiesa e Battisti. Alla presenza delle Forze dell’Ordine, dell’Esercito Italiano, del Sindaco Andreatta e della Consigliera Coppola. Gli irredentisti, dopo essere stati catturati e giudicati – all’epoca Cesare Battisti era combattente nel Battaglion Edolo e fu impiccato per alto tradimento – furono condannati: anche Filzi e Chiesa furono fucilati dai Kaiserjager austriaci. Dopo sentenza del Tribunale.

unoEssere membro del parlamentino austriaco era motivo, secondo la vigente legge imperiale, di alto tradimento. Mentre per Battisti, in seguito al suo trasferimento in Italia per motivi politici, l’essere arruolato in esercito era motivo di morte per combattimento. Si parla di “irredentismo”. La questione, dal punto di vista storico, è molto discussa. Principalmente si discute sull’ordine di cattura, per Battisti, che emesso dal parlamentino in seguito alla partenza per l’Italia, avvenuta contestualmente all’entrata in guerra, lascia un solco ideologico perdurato quasi un secolo. Si discute, formalmente, se tale esecuzione, in vece della delegittimazione dal parlamento, ed espulsione, fosse e – se sì – quanto, una mossa politica strategica, di asservimento della componente italica all’Austria. Un atto di forza. Per l’Italia Cesare Battisti è un eroe nazionale. In parte il suo mito ha perso di lustro, poiché in realtà la scelta di Battisti sarebbe stata, in origine, quella di battersi per l’autodeterminazione italica seguendo il confine linguistico, a Salorno, poi allargata al Brennero, per volontà dell’Italia stessa, appena nata; Mussolini, ad esempio, fu tra i sostenitori che il confine naturale dell’Italia fosse proprio il Brennero.

E si discute ancora, poiché formalmente, Cesare Battisti, già prima dell’inizio della Grande Guerra aveva espresso il suo libero parere politico di pensatore volto all’autodeterminazione degli italiani in Trentino, etica politica e morale politica vorrebbero, dunque, che la sua posizione, coerente, sempre, lo vedesse già da prima delegittimato dal ruolo rispetto al parlamento di Vienna, cioè espulso, cosa che non avvenne mai. Se quindi di tradimento si vuol parlare, non si può non parlare anche di opportunismo politico da parte degli austriaci, in caso contrario, molto più onestamente, di guerra.

treGli irredentisti, dunque, si battevano ideologicamente per il Trentino, inseriti in un contesto più ampio, mentre secondo il Governo di Salandra e i parlamentari, l’Italia avrebbe dovuto mantenere la neutralità.
Dunque, a causa del passaporto, che riportava ancora la nascita come austriaco, non avendo egli provveduto a far correggere la residenza in tempo e non avendo egli ceduto formalmente il passo dal parlamento di Vienna, fu ritenuto traditore. Più semplice a dirsi che da capire: impiccato per una serie di mancate formalità, che il parlamento di Vienna imputa a una speciale forma di illecito, chiamato alto tradimento.

Morì gridando: “Viva l’Italia, Viva il Trentino italiano!” Il luogo, denominato Fossa dei Martiri, ospita, accanto ai tre cippi commemorativi degli irredentisti, un’epigrafe che ricorda i ventuno italiani qui fucilati durante le lotte per l’indipendenza del 1848 e le vittime dell’insurrezione trentina di quell’anno.

Il commento del Sindaco Andreatta “Il III Novembre è una data importante per la città di Trento, naturalmente, quindi ricordiamo la conclusione della Grande Guerra e allo stesso tempo siamo qui oggi al Castello del Buonconsiglio per ricordare Damiano Chiesa, Cesare Battisti e Fabio Filzi; è un momento importante che tante volte crea contrapposizione, e questo è un pò il mio dispiacere anche per la comunità. Mentre in realtà siamo di fronte comunque a una ricostruzione storica molto puntuale, gli storici tra di loro si capiscono, mentre nella comunità si fa ancora fatica.”

“Ma nel cuore io ho un’immagine, che non potrò mai dimenticare: è stato quando Silvius Magnago, leader storico della VolksPartei, scese a Trento invitato dal comitato “In Dextera Athesis” un comitato che organizza un momento molto bello sul Doss Trento in occasione di questo appuntamento di giugno e disse che venne lì sul prato del Doss Trento accanto al monumento di Battisti per dire che lui quell’uomo lo rispettava e lo stimava. Ecco, per me questo dovrebbe essere l’atteggiamento che guida tutti da una parte e dall’altra, se ci sono parti, preferirei che non ci fossero, visto che sono anche un pò uno storico, però se proprio ci devono essere preferirei che ci fossero rispetto e stima reciproca.”

Di Martina Cecco

Statistiche demografiche utili a comprendere la situazione trentina al 1910: il Trentino contava in censimento 393.111 abitanti, 46 mila abitanti avevano firmato la Petizione Los von Innsbruck, su cui il parlamento di Vienna pose il veto, in Dieta, provocando l’astensione e quindi la divisione politica tra italianisti e filo imperialisti.

Dopo il 1914 la situazione precipita: 173 mila persone, circa, vennero allontanate in esodo, oltre 35 mila verso il Regno d’Italia o in campi profughi nel sud Italia, 60 mila persone vennero arruolate sul fronte asburgico, 75 mila persone finirono deportate nei campi profughi, 1700 prigionieri per irredentismo.

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