ASSESSORATI ALLA CULTURA: IN ALTO ADIGE UNIRLI E’ RISCHIOSO

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Alcune operazioni che appaiono a prima vista un omaggio alla convivenza, un inno al superamento di vecchie logiche di divisione possono in realtà dimostrarsi autentiche trappole: la unificazione degli assessorati alla Cultura (oggi sono tre, uno per gruppo linguistico) possono rivelarsi passi nella direzione della progressiva espropriazione di competenze e ruoli vitali per la Comunità più debole, ossia quella di lingua italiana.

La perdita certa di autonomia nella gestione e programmazione delle politiche significa la perdita del diritto a potere impostare una politica culturale capace di rafforzare il senso dell’identità nazionale della minoranza italiana, dissolvendola nell’oceano locale della cultura di lingua tedesca. Non è detto che ciò debba avvenire, ma il rischio esiste eccome.

Che tutto questo avvenga con una leggerezza come quella vissuta in questi giorni in Consiglio provinciale, ed un silenzio assoluto dell’assessore Tommasini, è preoccupante. Abbiamo un esempio che fa ben comprendere cosa intendo: la Ripartizione ai beni culturali (che si occupa di programmazione e politica dei musei, ma che ha ha anche competenza su archivi e per esempio la spinosa materia della toponomastica) è stata a suo tempo ridotta ad una branca, di fatto, della struttura organizzativa dell’Assessorato alla Cultura tedesca. La quasi totalità dell’apparato amministrativo e dirigenziale è di lingua tedesca, gli italiani, il loro contributo critico, culturale, identitario sono praticamente quasi inesistenti.

Dai Beni culturali alla Cultura il passo è breve. Una espropriazione graduale, o nel migliore dei casi la necessità di scendere a compromessi (immaginiamo che compromessi nella logica dei pesi dei diversi gruppi linguistici) che alla fine graveranno sull’orientamento delle scelte generali di politica culturale. Insomma si abbatte il presidio della Cultura italiana, e domani potrà essere la volta dell’esproprio anche della scuola italiana (e di quella ladina) con la concessione del diritto di condizionamento da parte della scuola tedesca, come già fece l’assessore Kasslatter Mur la scorsa legislatra sul calendario scolastico voluto dalla scuola tedesca ed imposto anche a quella italiana. Senza parlare dei niet ai modelli didattici plurilingui.

Macchè sorpresa di Tommasini infine sull’assessorato alla cultura unico, la questione era stata portata ufficialmente, a nome dell’intera giunta, ed a chiare lettere dal presidente della Provincia Kompatscher in discussione ancora venerdì scorso in Consiglio provinciale, sia pur con parole sibilline: “Vogliamo fondare, su basi nuove, al di sopra dei gruppi linguistici, la politica culturale nella nostra provincia. Presumibilmente in ottobre presenteremo in Consiglio provinciale il relativo disegno di legge che segnerà una cesura nello sviluppo dell’Alto Adige, la definitiva rinuncia al principio della separazione dei gruppi linguistici”. Sono stato l’unico a chiedere ragione di quelle parole.

Insomma perché Tommasini fa riferimento nei suoi commenti della prima ora ad una estemporanea dichiarazione del capogruppo della Svp Steger quando invece è stato il suo presidente in persona Kompatscher a porre la questione in aula, a nome dell’intera giunta, quindi anche di Tommasini. Ma Tommasini, ossia l’assessore alla Cultura italiana, sapeva? O era a sua insaputa che Kompatscher annunciava la riforma del comparto di sua competenza?

Alessandro Urzì – Consigliere provinciale dell’Alto Adige nel cuore

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