“Bee The Future”, l’iniziativa che mira a preservare le api

“Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita” Albert Einstein

Il fatto che il grande fisico e premio Nobel non abbia mai pronunciato la frase non toglie veridicità all’affermazione perché le api sono fondamentali per la salute della nostra catena alimentare.

Senza le api sparirebbero dalle nostre tavole albicocche, fragole, ciliegie, mele, pere, agrumi, pesche, kiwi, castagne, susine, mandorle, meloni, aglio, pomodori, cetrioli, cavoli, ravanelli, asparagi, zucchine, carote, cipolle: 70 delle principali 100 colture del mondo (fonte FAO).

Spostandosi di fiore in fiore per raccogliere nettare e polline, le api impollinano le piante e permettono loro di riprodursi. Il loro ruolo è fondamentale per il nostro cibo, ma anche per la sopravvivenza della biodiversità e quindi per la vita sulla Terra. In Europa si calcola che l’84% delle 264 specie coltivate dipendono dall’impollinazione degli insetti e ben 4.000 specie vegetali sopravvivono grazie alle api.

Bee The Future vuole ripartire dalla terra e dall’agricoltura attraverso un impegno di tre anni nella riforestazione di 100 ettari in Italia con i fiori per le api riportando così la biodiversità delle piante infestanti in quelle zone dove, a causa di metodi agricoli basati sull’alto rendimento dei terreni, sta scomparendo.

La situazione è seria. Negli ultimi cinquant’anni le api stanno diminuendo in modo spaventoso in tutto il mondo. A partire dal 2006 questo declino è diventato impressionante e in Europa la mortalità delle colonie di api si è attestata intorno al 20%.

Questo fenomeno, che non comporta semplicemente la diminuzione della produzione di miele, ha già iniziato ad avere serie ripercussioni. Le api sono responsabili dell’impollinazione di centinaia di specie di piante e le conseguenze di una mancata impollinazione si riflettono sull’agricoltura come sull’intero ecosistema del Pianeta.

Gli esperti concordano sul fatto che non esiste un’unica causa alla base della moria delle api, ma certamente una delle più gravi è l’inquinamento generato dai trattamenti fitosanitari.

L’agricoltura industriale è basata sulle monocolture e ha determinato la trasformazione del modello di fattoria agricola in deserti agricoli alimentari, dominati da una o due specie di piante. Ne sono un esempio le coltivazioni intense di mais e soia. In questo scenario le piante infestanti, molte di queste fondamentali per le api, vengono sterminate con un uso massiccio di erbicidi. Inoltre non si coltivano più le colture di copertura come il trifoglio e l’erba medica che arricchivano il terreno fissando l’azoto e nutrivano le api con i loro fiori.

Questa crisi non riguarda solo le api ma anche gli altri insetti impollinatori come bombi, farfalle, falene e sirfidi.

Eataly, con Arcoiris, unica azienda sementiera italiana esclusivamente biologica, guidata da Antonio Lo Fiego, con Francesco Sottile, docente dei Dipartimenti di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo e con la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus ha deciso di intervenire attraverso l’attività di riforestazione che parte proprio da zone intensamente coltivate a monocolture, zone dove ogni centimetro di terra è sfruttato perché vale molti soldi.

Le aree da cui il progetto parte sono:

– le zone destinate alla monocoltura del mais in Piemonte;

– i territori del Prosecco in Veneto;

– le aree destinate agli allevamenti intensivi di bovini in Pianura Padana;

– le zone agricole della monocoltura di nocciola nella provincia di Viterbo

In queste zone sono stati individuati gli agricoltori da cui partire, i “Resistenti” perché determinati a portare avanti modelli di agricoltura virtuosa in aree molto colpite dalla moria degli insetti.

Nel frattempo Arcoiris ha messo a punto un miscuglio di semi italiani, biologici e non ibridi i cui fiori sono utili sia per la bottinatura delle api, sia per il sovescio. Il miscuglio è composto da 10 piante (grano saraceno, trifoglio alessandrino, coriandolo, facelia, lino, senape, sulla, rucola, girasole, trifoglio incarnato). Nella primavera 2018 è iniziata la distribuzione del miscuglio ai Resistenti che lo hanno seminato nei loro terreni.

A completamento, e con finalità di coinvolgimento anche dei non professionisti, è stata creata anche una piccola selezione di semi in busta destinati a chi vuole seminare le piante amiche delle api (girasole, malva, calendula e miscuglio di mille fiori) nei vasi o terreni di proprietà, anche al di fuori delle 4 zone identificate.

Per monitorare i benefici di questo intervento il Prof. Francesco Sottile ha messo a punto un sistema di osservazione puntuale portato avanti dal Dipartimento di Scienze Agrarie basato sulla misurazione di parametri concreti e condivisi scientificamente per rilevare se nei diversi territori l’azione è stata benefica portando miglioramenti ai terreni e agli habitat degli insetti.