Carlo Fecia di Cossato: il “Corsaro dell’Atlantico”

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Il 27 agosto ricorre l’anniversario della morte del capitano di fregata Carlo Fecia di Cossato, uno dei migliori comandanti italiani di sommergibili nel corso della seconda guerra mondiale, considerato un asso con le sue 17 vittorie ottenute con il sommergibile oceanico Enrico Tazzoli tra il 15 aprile 1941 ed il 25 dicembre 1942.

Nato a Roma, da una nobile famiglia piemontese di orientamento monarchico, ha completato l’iter scolastico presso il Regio collegio militare di Moncalieri  per poi essere ammesso all’Accademia Navale di Livorno uscendone nel 1928 con il grado di guardiamarina. Dopo aver preso parte alla guerra di Etiopia e alla guerra civile spagnola nel 1939 frequentò la Scuola Sommergibili di Pola alla conclusione della quale venne promosso a 32 anni capitano di corvetta e comandante di sommergibile.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale fu ben presto inviato, nell’autunno 1940, alla Base Betasom a Bordeaux per le operazioni nell’Oceano Atlantico. Dove, dopo alcuni imbarchi, dal 5 aprile 1941 prese il comando del sommergibile Tazzoli con al suo fianco il tenente di vascello Gianfranco Gazzana Priaroggia, altro abile futuro comandante della flotta sottomarina della Regia Marina, mettendo subito in chiaro cosa sarebbe spettato ai volontari che avrebbero servito nella sua unità: “Se qualcuno vuole sbarcare lo dica subito. Io intendo partire con gente pronta a tutto.”

Nel periodo in cui il Tazzoli fu sotto il suo comando divenne uno dei sommergibili più vittoriosi, secondo solo al Leonardo da Vinci, di tutta la Regia Marina nel corso della seconda guerra mondiale ed il comandante Fecia di Cossato fu premiato al valore più volte. In particolare, nel dicembre 1941, gli venne assegnata la Croce di Ferro di 1 Classe dall’Ammiraglio tedesco Karl Donitz in occasione del salvataggio di una settantina di naufraghi tedeschi delle navi Atlantis e Phyton nei pressi dell’Isola di Capo Verde. Dall’11 febbraio 1942 iniziarono le missioni al largo della costa degli Stati Uniti nel corso delle quali vennero affondate 12 navi nemiche, singolare fu l’episodio dell’11 marzo 1942 a seguito dell’affondamento del piroscafo panamense  Cygney il comandante Fecia di Cossato, in torretta sventolando il tricolore, urlò ai naufraghi in risposta alla propaganda americana che screditava il lavoro di Betasom: “E adesso andate a raccontare agli americani che non è vero che gli italiani vengono fin qui ad affondare le navi”. Il 2 febbraio 1943 il capitano Fecia di Cossato conclusa la sua terza ed ultima missione col Tazzoli venne promosso a capitano di fregata ed inviato in patria a comandare la torpediniera Aliseo. Al comando di questa unità dovette combattere valorosamente prima contro gli alleati e dopo l’armistizio contro i tedeschi ottenendo la medaglia d’oro al valore militare.

L’Ufficiale di Marina continuò ad adempiere ai propri doveri durante il periodo della cobelligeranza, ma nel giugno 1944 con l’avvento del Governo Bonomi, che non aveva rifiutato di giurare fedeltà al Re, per Fecia di Cossato questo era inammissibile e fece atto di insubordinazione davanti all’ammiraglio Nomis di Pollone dicendo: “No, signor ammiraglio, il nostro dovere è un altro. Io non riconosco come legittimo un governo che non ha prestato giuramento al Re. Pertanto non eseguirò gli ordini che mi vengono da questo governo. L’ordine è di uscire in mare domattina al comando della torpediniera “Aliseo”. Ebbene l'”Aliseo” non uscirà.” Per questo venne messo agli arresti, ma i gravi tumulti provocati dagli equipaggi schierati dalla sua parte convertirono la pena in 3 mesi di licenza.

Il crollo in breve tempo di tutti i valori nei quali aveva sempre creduto: Monarchia, Regia Marina, la Patria, uniti all’affondamento del “suo” Tazzoli, lo portarono il 21 agosto a scrivere una lettera testamento alla madre nella quale disse: “Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui mi sono rassegnato solo perché ci è stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare l’enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace. Tu conosci cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato. Da questa constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d’uscita, uno scopo nella mia vita.”

Il 27 agosto 1944 il capitano di fregata Carlo Fecia di Cossato mise fine alla sua eroica ed onorevole vita.

In sua memoria la Marina Militare il 16 novembre 1977 mise il suo nome al sommergibile S 519.

Stefano Peverati

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