CHIRURGIA ESTETICA: IERI E OGGI

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Per poter dare un’identità storica concreta a quella che è la chirurgia plastica di oggi, è necessario risalire al primo dopoguerra. Il riferimento più esplicativo è l’ospedale di Sidcup, nel Kent (UK), dove Sir Harrold Gillies fondò un intero reparto dedicato alla ricostruzione chirurgica dei volti dei soldati sfigurati in battaglia. Vennero messe a punto pratiche mediche che avevano il doppio fine di favorire il reintegro dei feriti nella società e di mascherare la terribile realtà degli orrori della guerra. Molto primitiva, ovviamente, rispetto a quella odierna, essa prevedeva la parziale cucitura delle zone lese e la loro eventuale copertura con delle maschere-protesi di metallo create su misura. Un connubio perfetto tra arte e scienza, nonchè un servizio socialmente utile, in primis per i malcapitati.
Nel 2013 all’ Università Ca’ Foscari di Venezia David Lubin, professore di storia dell’arte al Wake Forest University del North Carolina (US), tenne una conferenza intitolata About faces: WWI, Plastic Surgery, and the Modern Beauty Revolution. Egli sosteneva che la presenza, definita addirittura sgradevole, nella società post-bellica di uomini sfigurati avesse portato a un cambiamento nell’arte e nella cultura popolare e che fosse il casus belli dell’attuale concezione, o meglio attenzione feticistica (come da lui definita), alla bellezza del volto -e del corpo- femminile.
Tale feticismo per uno standard di bellezza potrebbe essere ciò che oggi spinge le persone a ricorrere a tale tipo di chirurgia. Il punto di partenza di entrambe le motivazioni -che siano visi sfregiati dalla guerra o da un incidente o semplicemente rughe, cellulite e simili- è quello di migliorare il proprio aspetto. Ma è proprio qui il problema: oggi l’eccesso è all’ordine del giorno e le conseguenze sono visibili. Nell’esasperata ricerca della presunta perfezione si cade nel ridicolo, non limitandosi più a semplici ritocchi volti a migliorare l’aspetto fisico ma a vere e proprie ricostruzioni assurde del corpo, talvolta a rischio di complicazioni o peggio.
Ben venga pertanto lo sviluppo di tale branca della chirurgica, ma si auspica che essa sia funzionale soprattutto per quelle persone che vi ricorrono a causa di incidenti o difetti di nascita.

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