CHISONO: l’Università di Lettere mostra gli italiani regionali

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Parlare di lingua italiana è difficile, se non impossibile. Quattro ragazzi del Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Trento lo vogliono dimostrare: il progetto CHISONO, all’interno della manifestazione Trento Smart City 2018, si fonda sull’idea che non esista un unico italiano ma molteplici italiani regionali. Il 12 aprile 2018 dalle ore 16 alle ore 21.30 in Piazza Duomo sarà possibile giocare con queste varietà e scoprire quanto si è talentuosi nel riconoscerle.

La professoressa Serenella Baggio, docente di Storia della Lingua Italiana all’Università di Trento, è certa dell’esistenza di questa molteplicità di linguaggi, tanto da proporre ai propri studenti questo esperimento. L’esercizio dell’autobiografia linguistica rappresenta per gli studenti di Storia della lingua italiana il banco di prova delle nozioni di sociolinguistica apprese nel corso triennale e un momento prezioso di conoscenza di sé, ha spiegato. Trento, città ospitale e piacevole, è un buon luogo per mostrare, da una parte, la persistenza di certi tratti caratteristici, suoni, cadenze, parole, modi di dire, di immediata riconoscibilità, almeno come non trentini; dall’altra, la complessità delle nostre vicende linguistiche familiari, frutto di contatti, incroci, conguagli, compromessi, sempre più spesso determinate dalla mobilità geografica e aperte al plurilinguismo.

Anche Claudio Del Frari, documentarista e tecnico Audio Video e Multimedialità dell’Università, ha creduto fortemente nel progetto: tutte le riprese sono state realizzate nel suo studio con l’uso di strumenti professionali. Dal punto di vista tecnico, ha spiegato lui stesso, le riprese in studio sono state elaborate nel montaggio inserendo uno sfondo virtuale con i riferimenti al gioco, mentre la parte audio è stata ritoccata in modo da essere comprensibile anche in presenza di rumori esterni. 

Il comprensibile imbarazzo davanti all’obiettivo della telecamera ha lasciato il posto alla voglia di parlare delle proprie origini, ha osservato, alle inevitabili differenze con le generazioni che li hanno preceduti e con le persone che hanno incontrato, alla nostalgia o all’indifferenza per un idioma non più praticato. Ne è emerso uno scenario di italiani che si sono spostati in lungo ed in largo nella penisola per studiare, lavorare, sposarsi, interagire, educare dei figli. Personalmente mi auguro che la raccolta di testimonianze possa proseguire anche dopo la manifestazione e la ricerca: trovo importante che resti traccia del passaggio delle persone in questo Dipartimento e penso che i racconti contribuiscano a dare una identità al palazzo, a mantenerlo vivo.

Ma in cosa consiste il progetto? Gli spettatori potranno visionare frammenti di interviste, realizzate tra il personale, i professori e gli studenti del Dipartimento di Lettere. Sulla base di quanto ascolteranno, potranno provare ad indovinare da che parte della Penisola provenga la persona intervistata: punti cardinali (Nord, Sud, Centro, Isole), regioni, o per i più bravi direttamente la città. Successivamente, se vorranno, potranno rispondere ad un velocissimo questionario – Autobiografia Linguistica, totalmente anonimo, che confluirà in una piccola pubblicazione sulle varietà di italiano regionale.

Gli studenti si sono cimentati con entusiasmo in questo progetto, credendoci fino in fondo.

Claudio Barcellari (primo anno di Lettere Classiche) ha commentato: Mi sembra che il progetto abbia una sua importanza, prima ancora che a livello linguistico, a livello ideologico. Da un lato, quello che colpisce è il fatto che, in un mondo che si spaccia per omogeneo e standard, coesistano differenze sensibili e significative, anche a livelli sociali culturalmente sviluppati (e quindi uniformati, da metodo e pensiero) come l’università. Dall’altro, è sconcertante il processo inverso, ossia vedere quanto l’italiano si trasformi a contatto con la realtà universitaria. Il fatto che molte pronunce regionali non siano più distinguibili le une dalle altre fa pensare proprio a questo. Alla fine questa è la massima prova che la lingua non è un organismo vivente, ma uno strumento astratto ed estremamente malleabile; grande lezione (per assurdo forse) di relativismo culturale.

Silvia Vazzana (secondo anno di Lettere Moderne) ha sottolineato invece che il progetto ha messo in crisi anche noi studenti: eravamo abbastanza certi delle nostre radici, delle nostre provenienze e soprattutto della nostra lingua. Al contrario, abbiamo scoperto di essere totalmente ibridi, perché pure coloro che abitano e vivono la dialettalità di uno stesso luogo da sempre, inevitabilmente si ritrovano ad avere una pluralità di accenti.

Caterina Moretti (secondo anno di Lettere Moderne) ha spiegato cosa significa per lei questo progetto. Questo progetto mi ha fin da subito preso in prima persona, e mi ha fatto vivere la mia università in modo attivo, riscontrando sul campo ciò che avevo studiato. Certo l’impegno non è stato indifferente, ma è stato veramente utile perché era una cosa che mi riguardava da vicino. Pesno che possa essere utile anche a chi vorrà mettersi in gioco, perché spesso le differenze linguistiche a livello regionale vengono percepite solo in parte o messe in secondo piano, senza renderci conto che invece sono la nostra ricchezza! 

Infine, anche Filippo Luchi (primo anno di Lettere Classiche) ha notato la pluralità linguistica degli intervistati. È interessante come non si trovino due persone che parlino esattamente la stessa lingua, ha notato. Che sia per motivi geografici, o per ragioni particolari, e tanto all’università, come abbiamo provato a mostrare, quanto a qualsiasi altro livello, la lingua di ognuno si adatta, si modifica, si arricchisce, si apre a nuove scelte e si chiude ad altre, abbandona certi modi, li riscopre. Il linguaggio di ciascuno ha insomma una sua biografia, ed è proprio la bellezza del prendere coscienza della propria che ha guidato questo nostro progetto.

Dunque, l’obiettivo del progetto CHISONO è triplice: sottolineare come si stia perdendo la dimensione dialettale a favore di un utopico italiano standard, come quest’ultimo sia comunque modificato alla radice dalla moda linguistica in voga (prima il francese, ora l’inglese), e giocare con le differenze di ogni parlante italiano. Non resta che farlo assieme: il 12 aprile si potrebbero scoprire cose inedite sulla propria idea di italiano.