CINEMA ITALIANO. VIVA LA LIBERTA’

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Un film diverso e con poca rinomanza rispetto ad altri è Viva la libertà.

Il segretario del principale partito d’opposizione, Andrea Oliveri, è in grave crisi: di consensi, in primo luogo, ma ancor più di motivazioni. Scoraggiato dai sondaggi che lo assicurano perdente nella oramai imminente competizione elettorale, contestato senza remore da un certo numero di militanti, il leader prende la decisione di allontanarsi, di sparire.

Il suo segretario non sa cosa fare e decide con l’aiuto della moglie di Olivieri risolve il problema compiendo un gesto azzardato: consentire al fratello gemello di sostituirsi all’originale. Gli esiti sono del tutto imprevisti: la libertà mentale, la vena di lucida follia di questi stillano nei discorsi, innervandoli di accensioni poetiche. Passione, è la parola a più riprese evocata..

È la riproposizione di un classico della letteratura: ovvero il tema del doppio. Non è solo ciò ma si parla anche della tematica dell’apparire del politico. Andrea Oliveri è un ottimo dirigente ma non riesce più a coinvolgere gli elettori; il fratello gemello è invece un ottimo comunicatore, convince lo stesso suo segretario, ma non è capace di applicare quanto afferma proprio perchè solamente filosofo.

Il regista è l’autore stesso del libro da cui il film prende spunto: Roberto Andò. Scrittore e sceneggiatore, solamente lui poteva portare sullo schermo una storia tenuta magicamente in equilibrio tra una rappresentazione realistica ed un sottotesto metaforico.

Il protagonista è Toni Servillo  che riesce a recitare i due ruoli modificando abilmente il carattere e le espressioni dei due protagonisti, il risultato è straordinario.

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