Dalle Baccanti ai selfie Pornopoesie: eros è umanità

Il tuo corpo nudo deve appartenere solo a chi amerà la tua nuda anima“; deve essere grazie a questa citazione famosa, attribuita a Charlie Chaplin che è nato un nuovo genere letterario virtuale: “La pornopoesia“. Charlie Chaplin, proprio lui (breve excursus), uomo di infallibile fascino, triste, depresso, geniale, leggermente ninfomane, ha amato almeno 1000 donne e le ha maltrattate quasi tutte.

E di poetica e narrazione si tratta: stilisticamente altro non è che una virtuosa applicazione della modernità culturale fatta di belle poesie, belle foto, filtrate e non, seguite da pubblicazione con meme e smart simboli; dal punto di vista strettamente letterario diventa un qualcosa che va oltre il mero pubblicare un selfie seminudi accompagnato da frasi struggenti. Essa diventa un genere: un genere che piace a molti. Questo è la Pornopoesia.

Venezia Teatro

Il genere della Pornopoesia è nato insieme alla Generazione X, con i social network, con facebook, con Instagram e con le App che consentono di applicare scritte e di applicare simboli alle foto pubblicate. Se in passato gli amanti si dedicavano quadri, dipinti, litografie, poster, fotografie con dedica, adesso probabilmente l’onore del genere si deve a Apple, che con i-Phone ha permesso alle masse di creare contenuti erotici home made. Impossibile – salvo studi rigorosi – stabilire chi sia stato il primo utente ad aver generato una foto softporno con scritte poetiche da sfondo. O almeno non è nelle nostre forze.


Il sesso è al centro della letteratura moderna, contemporanea, ma anche in passato il sesso era importante. Ad esempio: a far riferimento nella “pastorella” romanza e nella poetica della “pastorella” francese, parliamo di ormai mille anni fa, era sempre il sesso (non tanto l’amore) che capeggiava tra i temi preferiti dei poeti di lingua provenzale.

Le radici dell’eros però vanno ancora più indietro della letteratura francese ed europea, andiamo in grecia, la Tragedia, dove troviamo Euripide con le menadi “Le Baccanti” e nel primo Impero in cui troviamo le vestali: l’erotismo è il motore trainante della società, nel suo immaginario, nel suo slancio verso il futuro.

Di sesso si tratta, di grande eros criptico, quando pensiamo a Umberto Eco e al suo mistico immaginario cupo e medievale del “Nome della Rosa”. Cosa, se non la persecuzione e la punizione della fantasia erotica?

Eros, poesia e arte pittorica

Eros si trova nelle fiabe, pensiamo a “Barbablù” ma anche a “Cappuccetto rosso” che non a caso sono divenuti metafora di ben altro, nel genere della pornografia soft.

Il sesso ancora lo troviamo nelle poetiche dell’eros, ma anche nelle arti plastiche: le statue più belle della nostra cultura non sono forse dei nudi? Parliamo di Veneri? Di ninfe? Parliamo del meraviglioso “David” di Michelangelo o dei “Bronzi di Riace”? Qui arriviamo al V secolo avanti Cristo, siamo così tuffati nelle nostre umane radici da renderci chiaro che “eros è umanità”.

La Pornopoesia è un dono del proprio corpo, fatto gratuitamente, sui socialnetwork: un corpo che – un tempo – poteva avere anche un valore molto alto, quando le modelle posavano per le fotografie. Ma le radici della posa del nudo non sono certamente dovute a internet: quante sono le donne che hanno posato nude (per la maggior parte cortigiane di mestiere) per i migliori quadri che portiamo nel nostro bagaglio culturale? Non solo “L’origine du monde” di Gustave Courbet; la grotta di Salamanca, inizio e fine della vita e della terra, la patria dell’anima. “Olympia” di Edouard Manet. “La nascita di Venere“” di Alessandro Botticelli.

Un genere strano, che scatena – tuttavia – anche il lato ironico dei consumatori di poesie ed aforismi, perché non ottiene consenso plebiscitario. Sia chiaro. Scatena spesso il sarcasmo e la satira, come compete ai fenomeni che hanno un certo peso.

Lo schema ricalca il passato, la fantasia dell’amante, che lancia il cuore (tendendo alla carne) e l’eterna lotta tra il desiderio e il possesso, il bene e il male, il corpo e l’anima.

Topos letterari: la rosa, la pesca, la penombra e la bocca che si uniscono alle parole del desiderio, il raso, il profumo, le parole dell’anima.

A fare scuola della sfida al modernismo un bellissimo libro, un capolavoro scritto nel 1929, all’indomani dello scandalo e delle polemiche suscitate da una mostra di pittura alle Warren Galleries di Londra; David Herbert Lawrence dopo “L’amante di Lady Chatterley” pubblica il breve saggio “Oscenità e pornografia” documento della mentalità puritana, urlo umanista.

Siamo nati da una generazione di genitori (e nonni) che hanno letto e studiato l’eros sulla base di libri come “Uccelli di Rovo” e il “Dottor Zivago”, che si sono sbizzarriti con l’erotismo di “Tropico del cancro” e che sono cresciuti sfogliando “Play Boy” e con la matita di Guido Crepax con la sua “Valentina” e tuttavia viviamo tra le poesie di Paolo Coelho e Alda Merini.

Abbiamo brandizzato i coniglietti e i caschetti neri, ci siamo messi in mano alle App che riproducono tutto questo e che ci consentono, con una certa franchigia nel risultato, di postare il nostro culo, con la frase migliore di Alda Merini, le orecchie di coniglio della Apple e il reggicalze pubblicizzato da Belen. In teoria (ma solo in teoria) siamo così conciate come delle Bombe Sexy, abbiamo in mano il futuro di tutto quello che è UP, siamo certamente un prodotto fantastico, che piacerà.

Non c’è quindi da meravigliarsi se – oggi – la produzione letteraria ci abbia portati al Best seller con la Trilogia delle sfumature di Rosso, Nero e Grigio di EL James. Ora che non esiste alcun Tabù sessuale potremmo forse affrontare il sesso con cognizione di causa, cercando – innazitutto – di non morire d’amore.. un libro cult insegna: “Donne che amano troppo” di Robin Norwood. Ma pare invece che non ci abbia insegnato un bel niente.

La prima donna crepata per un falso amore è deceduta nel 1911 a Palermo, era una nobile, l’ultima è deceduta oggi 2019 a Milano, viveva in casa popolare. E non è certo colpa delle tette e dei culi. Non è gelosia, non è niente che possa essere giustificato.

L’Eros è umanità, la Violenza non ha niente a che vedere con l’eros. Quindi evviva le belle tette e i bei culi, con e senza poesie!

Di Martina Cecco