David Bowie, artista e leggenda musicale

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La notte del 10 gennaio, a New York, è deceduto uno dei baluardi della musica contemporanea, David Robert Jones, in arte David Bowie. Lo ha annunciato la famiglia sulle pagine di Fcebook e Twitter ufficiali dell’artista. Il mondo dello spettacolo piange la morte del Duca Bianco, mentre nel comunicato sui social network i parenti chiedono al pubblico di “rispettare la privacy della famiglia in questo momento di dolore”.

David nasce a Brixton, in Gran Bretagna, l’8 gennaio 1947 da Margaret Mary Burns, che lavorava come cassiera presso un cinema, e Haywood Stenton Jones, da poco ritornato dal fronte. All’età di sei anni si trasferisce con la famiglia nel Kent. Un ruolo fondamentale nell’educazione musicale di David Bowie fu svolto dal  fratellastro Terry Burns, nato nel 1937 da una precedente relazione della madre. «Terry è stato l’inizio di tutto, per me» raccontava il Duca Bianco al suo primo biografo George Tremlett, «leggeva un sacco di scrittori beat e ascoltava jazzisti come John Coltrane e Eric Dolphy (…) mentre io frequentavo ancora la scuola, lui ogni sabato sera andava in centro a sentire il jazz in diversi locali (…) si faceva crescere i capelli e, a suo modo, era un ribelle (…) tutto questo ebbe una grossa influenza su di me». Terry Burns era affetto da schizofrenia. Si tolse la vita nel 1985 gettandosi sotto un treno, ma continuò a esercitare una notevole influenza sull’artista, ispirandolo per alcuni dei suoi capolavori, tra cui l’album “The Man Who Sold the World” (1970) e i brani “The Bewlay Brothers” del 1971 e “Jump They Say” del 1993.

Nella sua vita Bowie ha sperimentato diverse discipline occupandosi costantemente di arte. È stato cantautore, compositore, polistrumentista, attore e produttore discografico, oltre che un’ispirazione per molti. Come attore ha avuto un ottimo successo nel 1976: fu protagonista del film di fantascienza “L’uomo che cadde sulla Terra” di Nicolas Roeg. Tra le sue interpretazioni più note si ricordano Furyo in “Merry Christmas Mr. Lawrence” di Nagisa Oshima (1983), “Absolute Beginners” e “Labyrinth” del 1986, e “Basquiat” di Julian Schnabel, nel quale il Duca Bianco interpretava il ruolo di Andy Warhol. Tra le sue migliori tracce vocali ci sono “Space Oddity” del ‘69, “Starman” del ’72, “Life on Mars?” del 1973 ed “Heroes”, contenuta nell’omonimo album del 1977.

Nel 2007 fu indicato dalla rivista Forbes come il quarto cantante più ricco del mondo, mentre nel 2008 è stato inserito al 23º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone. Nonostante la popolarità a livello mondiale, David Bowie non ha mai perso la sua originalità e stravaganza, dalla presunta bisessualità, agli occhi bicolor a causa di una “scazzottata” giovanile che ha reso la pupilla sinistra del cantautore moderno dilatata in modo permanente. Riguardo le maschere che indossava nei video e ai suoi concerti diceva: “Probabilmente io ho superato una fase eminentemente rock’n’roll, rifacendomi al teatro brechtiano e a quello kabuki, e combinando questi elementi con la musica sono arrivato ad un terzo tipo di espressione che andava al di là del semplice fatto musicale, ma anche al di là dei semplice fatto teatrale”. Così l’artista rispondeva all’intervista di Beppe Videtti per Cronaca Romana, aggiungendo: “Ho fatto sei tournées e in ognuna ero un personaggio diverso”.

David Bowie cantava “heroes just for one day” alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, ma per diverse generazioni è stato un eroe musicale per molto più di un giorno. “Ha attraversato cinque decenni di musica rock, reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine e creando diversi alter ego come Ziggy Stardust”, ricorda oggi Il Fatto Quotidiano.

L’8 gennaio il Duca Bianco aveva appena compiuto 69 anni, festeggiando con l’uscita di “Blackstar”, il suo nuovo album. Da 18 mesi lottava contro il cancro, in silenzio, tenendo la malattia lontano dalle telecamere. Ciononostante “Lazarus”, l’ultimo singolo di David Bowie estratto dall’album “Blackstar” (2016), sembra di fatto annunciare la catastrofe sin dalla prima strofa:

“Look up here, I’m in heaven
I’ve got scars that can’t be seen
I’ve got drama, can’t be stolen
Everybody knows me now.”

Trad: “Guarda qua su, sono in paradiso
Ho cicatrici che non si possono vedere
Ho una tragedia che non può essere portata via
Tutti mi conoscono adesso”

Se il 2015 è stato un anno cruciale per le icone musicali del panorama mondiale, l’anno nuovo non sembra da meno. Dopo il decesso di Pino Daniele e la morte di Lemmy Kilmister, è venuto a mancare David Bowie. Nella funerea oscurità di certi presupposti, è lecito interrogarsi su che eredità musicale il nostro secolo possa trasmettere ai posteri.

Requiescat in pace,

Alessandra Schirò

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