E’ morto l’Esame di Maturità: aveva 96 anni

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E’ morto l’Esame di Maturità: aveva 96 anni. Era il 1923, quando Giovanni Gentile lo introdusse nel sistema scolastico italiano. Questa prova originò una sorta di nuovo rito di passaggio: dalla gioventù a una prima maturità. Dai primi decenni del ‘900 ad oggi le modalità di studio e soprattutto di insegnamento, si sono evolute e con esse anche le prove proposte: è il caso della maturità 2018. Sembra che le prove di maturità per gli studenti dell’anno 1999, verranno alleggerite, nei fatti ridicolizzate.
Come prima cosa non ci si dovrà preoccupare di avere la sufficienza in tutte le materie, infatti per essere ammessi basterà raggiungere la media del 6, per questo andrà benissimo essere degli ottimi scrittori e dei pessimi matematici o applicarsi nella corsa per alzare il proprio voto di storia.
Attenti, però, che oltre al raggiungimento del 6, occorrerà superare anche la Prova Invalsi; questo test dovrà essere svolto durante l’anno scolastico e sottoporrà gli alunni a domande di italiano, matematica e inglese uguali in tutto lo Stivale.
Se fino ad oggi tutti i maturandi avevano potuto arricchire il proprio portafoglio di crediti, accumulandone un massimo di 25 in tre anni, dall’anno p.v. ci si potrà presentare al colloquio orale sicuri di poterlo superare, visto che verranno già assegnati nel triennio un massimo di 40 crediti su 100 crediti disponibili, accatastati 12 per il terzo anno, 13 per il quarto e 15 per il quinto.
Partendo con il massimo dei crediti, si potrà raggiungere il tanto agognato 60 con altri 20 punti ricavati da altre tre prove; quali? La prima prova, la seconda prova e il colloquio orale. Ogni prova avrà la stessa valenza di crediti, cioè 20, e subirà delle ‘leggere’ modifiche.
Per quanto concerne la prima prova, le prime notizie fanno notare che consisterà nella redazione di un testo argomentativo con temi in ambito artistico, letterario, filosofico (grande novità introdotta), storico, scientifico, sociale, economico, tecnologico. La tipologia A – analisi del testo – e la tipologia B – saggio breve – passeranno in secondo piano; la motivazione è quella di consentire la verifica della comprensione degli aspetti linguistici, espressivi, logico argomentativi e la riflessione critica.
La seconda prova, da sempre quella caratteristica dell’indirizzo prescelto, potrà essere multidisciplinare e, per gli istituti professionali, potrebbe essere predisposta dalla commissione.
Infine il colloquio orale non verterà sulla fatidica tesina; niente più argomenti a piacere e collegamenti tra le materie, ma lettura di un testo/documento per verificare la capacità di comprensione e di discussione e spiegazione, da parte dell’alunno, delle competenze acquisite durante il suo tirocinio, obbligatorio. Quest’ultimo è un elemento fondamentale per gli istituti professionali o tecnico commerciali, ma resta un punto di domanda sul dove svolgeranno il tirocinio gli studenti liceali dal momento che il liceo, da sempre, forma gli studenti per l’università e, di fatto, non per un impiego immediato.
Chi possiede il diploma ha provato il brivido, tanto temuto, della maturità: l’acqua alla gola, il pensiero di non farcela, di non sentirsi pronti ad affrontare una commissione. C’è una sana ansia in questo, che porta ad un traguardo talmente grande, ma assolutamente necessario, inevitabile. Alleggerire il peso dell’ Esame di Stato fa si che questo ostacolo, non appaia come tale, ma come poco più che una verifica. Significa sminuire il grande significato che per la nostra cultura aveva e ha la maturità, significa dare poca rilevanza alla sua funzione originaria, quella di abituare gli studenti, quasi pronti ad una nuova vita, universitaria o lavorativa, a affrontare i problemi. La vita, in fondo è sempre un continuo esame, e per affrontarla, occorre superare il primo, che, a lungo andare, si rivelerà il più facile.

Non neghiamo ai nuovi studenti quell’iter verso il colloquio orale che ha caratterizzato tutte le generazioni, nessuno tolga i giorni al caldo a studiare, le ‘notti di lacrime e preghiere’; nessuno tolga le note di Antonello Venditti.

Francesca Masin