ESTETICA: UN NUOVO PARADIGMA DI UOMO?

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I dati statistici non mentono: sempre più uomini ricorrono alla medicina e alle tecniche estetiche, in particolar modo alla depilazione, per apparire e sentirsi fisicamente più attraenti. Tralasciando tuttavia i particolari prettamente tecnici che senza dubbio poco o nulla giovano al lettore, è interessante enucleare alcuni aspetti che vengono svelati da questa nuova tendenza. Innanzitutto sembra emergere un’inedita attenzione, da parte del popolo maschile, per la cura del proprio aspetto, che viene sostanzialmente migliorato tramite le suddette tecniche estetiche. Il particolare interessante consiste senza dubbio nel fatto che queste procedure – quale ad esempio la depilazione – hanno avuto origine, millenni or sono, in un ambito prettamente femminile. Assistiamo dunque ad un malato snaturamento di comportamenti e attività dapprima dedicati ad un contesto significativamente diverso a quello attuale? Siamo di fronte ad una progressiva e pericolosa femminilizzazione del cosiddetto maschio alpha? È questa in sostanza una società che sta perdendo la propria identità socio-culturale tramite una sostanziale degenerazione dei costumi? Senza ricorrere ad inutili bigottismi la risposta è facile, e si sporge con corpi statuari dalle riviste patinate: ha i visi lisci dei partecipanti ai concorsi di bellezza che consigliano miracolose diete proteiche e la voce dei tronisti in tv.

Siamo di fronte ad un mutamento epocale della società: in risposta alla mercificazione del corpo della donna (tanto si è combattuto perché il gentil sesso avesse finalmente una voce e un cervello, e non solo un bel paio di gambe) l’uomo ha reagito, spinto da un probabile moto di gelosia, ad un’uguale, e forse superiore, esposizione ed esaltazione del proprio corpo. E così, mentre Samantha Cristoforetti vola nello spazio, le nostre tv sono sintonizzate su canali dove osserviamo carnagioni artificialmente abbronzate, denti bianchissimi, nasi raddrizzati dal bisturi.

Secondo recenti studi questo progressivo assottigliamento delle differenze che intercorrono tra uomini e donne porterà, alla fine del processo, ad una sostanziale identità tra i due sessi, annullando ogni significativo segno distintivo. Il “muro” tra Marte e Venere è stato abbattuto con un colpo di rasoio? Forse. Fuori discussione è comunque la significativa vittoria della società dell’immagine, a discapito della cultura e della consapevolezza sociale. Non si deve dunque distinguere per genere – non è questo un problema prettamente maschile – ma è necessario rendersi conto di quanto il fenomeno del culto estremo dell’immagine risulti ormai endemicamente radicato nell’intera società attuale.

È in sostanza giusto che l’uomo – così come la donna – possa curare il proprio aspetto fisico (è segno di civiltà e di rispetto nei propri confronti) ed è un diritto la particolare forma di vanità che ne deriva. L’aspetto profondamente inquietante di questa tendenza è tuttavia il progressivo disinteresse che gli individui riservano alla propria singolarità: ci si ammassa sui palcoscenici spogliati di vestiti e personalità, non per mettere in mostra il proprio talento o la propria intelligenza, ma per essere esaminati da occhi allenati in un concerto di banalità e strumentalizzazione del proprio corpo, visto ormai come unico mezzo di raggiungimento dei fantomatici quindici minuti di celebrità. E così molto più affascinante continua ad apparire il volto segnato di un vecchio Milan Kundera rispetto ai bicipiti tonici di un Costantino Vitagliano, molto più interessanti sono gli occhi curiosi di Pierpaolo Pasolini in confronto al viso patinato dei Velini in tv. La vera bellezza è l’intelligenza, la poesia, radicate profondamente nell’animo umano, sommamente indifferenti – o anzi, addirittura migliorate – al passare del tempo.

Sara Cavedon

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