GIOVANNI GENTILE: A 70 ANNI DALLA MORTE

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Ieri cadeva il 70esimo anniversario della morte del filosofo italiano Giovanni Gentile, avvenuta nel 1944.

Nato a Castelvetrano in provincia di Trapani nel 1875, Gentile ricevette la sua più significativa formazione presso la Scuola normale superiore di Pisa, come discepolo del filosofo teoretico hegeliano Donato Jaja. Giovanni Gentile si impegnò dapprima come professore universitario a Palermo, Pisa, e Roma, e successivamente come direttore della Scuola normale di Pisa, della quale fu un significativo promotore. Ebbe inoltre vari incarichi nel mondo editoriale come collaboratore di Benedetto Croce nella redazione della Critica, fondatore e direttore del Giornale critico della filosofia italiana, e direttore scientifico dell’Enciclopedia Italiana. I suoi impieghi si estesero anche al campo politico: Gentile sostenne il fascismo considerandolo il continuatore della destra storica nell’opera del Risorgimento pur tuttavia distaccandosi, soprattutto nella collaborazione intellettuale, da ogni intransigenza verso persone di opposti convincimenti. Venne nominato Senatore del Regno nel 1922, presidente dell’Accademia d’Italia, e ministro della Pubblica Istruzione. Celebre è il suo discorso sul Campidoglio del 1943 in cui auspicò, come italiano e “non gregario di un partito che divide”, l’unione di tutte le forze per la salvezza del paese, che era sull’orlo della sconfitta. Fu assassinato a Firenze nel 1944 da un gruppo di giovani aderenti ai GAP (Gruppo di Azione Patriottica).

Uno dei punti fondamentali del pensiero di Gentile è l’attualismo. Egli presenta una concezione filosofica basata sul “pensare vivente” contrapposto al “pensare pensato” di Hegel e di molti altri filosofi. Con “pensare vivente” Gentile intende un pensiero puro capace di risolvere in sé dialetticamente ogni contenuto, e muove una critica ai sostenitori del “pensiero pensante” in quanto sintesi di una concettualità astratta e priva di vita. Ciò che Gentile promuove perciò, è un pensiero più concreto e capace di portare risultati e soluzioni altrettanto concrete nella vita.

Durante gli anni in cui Gentile guidò il Ministero dell’Istruzione, elaborò una teoria dell’insegnamento conosciuta come attualismo pedagogico; la pedagogia, in quanto “scienza della formazione dello spirito”, è un tutt’uno con la filosofia. Secondo Gentile il “maestro è metodo”, e perciò egli durante l’insegnamento non deve rifarsi ad un rigido canone di regole, ma deve basarsi sulle proprie risorse interiori. In poche parole, gli studenti non devono assorbire solo le regole di una materia, ma anche e soprattutto la cultura e l’Io che risiedono nel loro maestro. Gentile quindi concepì una nuova visione del rapporto maestro-allievo, nella quale il maestro considera gli allievi come sua prosecuzione, e gli allievi considerano il maestro come l’Io ideale a cui tendere, la persona che si aspira ad essere un domani.

Luca Dalle Mese

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