Gli italiani ultimi nella cultura

Sarà sicuramente un caso, ma le notizie pessime su investimenti ed occupazione in Italia sono state rese note nelle vacanze pasquali, quando l’interesse generale era rivolto più alle costine che all’economia nazionale. Così a molti è sfuggito che il Paese con la maggior concentrazione di opere d’arte al mondo è anche quello che, in Europa, investe meno per la cultura. Se poi si pensa che buona parte delle spese spacciate per culturali sono, in realtà, vergognose regalie agli amici degli amici per concerti senza qualità o per convegni senza pubblico, ci si rende conto che l’investimento vero per la tutela della cultura e per la promozione è poco più che inesistente. Mentre, con interventi mirati, il settore potrebbe garantire migliaia di posti di lavoro di qualità e consistenti ritorni economici. Non è un caso che la pur disastrata Francia, con il 30% in più di operatori nel settore culturale, abbia abbondantemente superato l’Italia nelle presenze turistiche. Come non è un caso che i dati di Unioncamere abbiano evidenziato un aumento degli occupati in professioni “povere”. Più parrucchiere e fattorini per la consegna di pizze, meno artigiani di qualità nei settori artistici. Ma persino meno artigiani elettricisti o idraulici. Tanto non ci sono neppure più i soldi per le riparazioni. Meglio risparmiare affidandosi, in nero, ad amici, parenti e conoscenti. La cialtronaggine di questo governo di bugiardi e di disertori della vanga ha favorito il crollo del lavoro di qualità per far crescere il sommerso di infima qualità. Cibo spazzatura in arrivo da ogni dove, lavori saltuari, sottopagati. Nessuna prospettiva per i giovani che dovrebbero affacciarsi al mondo del lavoro. Ma, in compenso, le dichiarazioni del bugiardissimo sul nuovo Rinascimento italiano. Ma lui e i suoi disertori della vanga hanno una seppur vaga idea di cosa sia stato il vero Rinascimento? Probabilmente no. Perché per realizzare il David o il Perseo non sarebbero bastati i voucher e neppure i 500 euro di compravendita dei voti dei diciottenni. La qualità non si raggiunge cambiando lavori di infimo livello ogni 3 mesi. È senza qualità l’Italia non ha futuro.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".