Grande successo per la mostra “Arte Forte – Aspettando il momento”

 In cento anni ha subito più l’onta del degrado in tempo di Pace che in Guerra (l’utilizzo a scopi militari è durato circa un decennio dal 1907 al 1918, senza mai essere stato oggetto di vere azioni militari ) ma da sabato lo storico Forte Garda, posto alle pendici del Monte Brione, a Riva del Garda, si è trasformato nella quinta suggestiva location della mostra diffusa “Arte Forte – Aspettando il momento”  con le opere di un poker di artisti provenienti dal vicentino Valmore studio d’arte: Fausto Balbo, Manuela Bedeschi, Annamaria Gelmi, Jacques Toussaint.

Così Riflessioni e vibrazioni hanno percorso Forte Garda attraverso le installazioni pensate appositamente dagli artisti per questo luogo, nell’intento di creare un’atmosfera immersiva capace di riportarci a cento anni fa quando era una fortezza impenetrabile, anche da luce e suoni.

Per questo gli artisti hanno giocato con le loro opere proprio sui due temi. Come ha confermato la piacevolissima visita guidata ai nuovi spazi recentemente ristrutturati del forte, la struttura era stata pensata per essere blindata, quindi con poca luce e con la scarsa possibilità che suoni esterni la potessero penetrare. E proprio su questo paradigma si è basato il lavoro artistico.

A guidare idealmente il visitatore sono le parole che campeggiano in diversi punti, spesso sulle macerie ancora presenti nel forte, scritte al neon da Manuela Bedeschi, artista vicentina: casa – guarda – ascolta – pensa. Aneliti, aspirazioni e, al tempo stesso, imperativi e moniti – ha spiegato la curatrice della rassegna, Mariella Rossi –.

La prima parola fa pensare ai pensieri nostalgici dei soldati al fronte, mentre le altre richiamano gli ordini impartiti dai superiori, ma suonano anche come inviti a non abbassare la guardia oggi, perché le guerre non sono ancora finite.

A pensare sembra volerci esortare l’artista parigino Jacques Toussaint (non presente all’inaugurazione, ma atteso prossimamente a Riva del Garda), che ha tracciato una linea luminosa all’interno del forte usando segmenti di tubo luminoso.

È blu, il colore del cielo, dei laghi, dei mari, chiuso ora simbolicamente dentro il forte. Questa linea non arriva a una meta, ma conduce dentro di noi, verso quell’interiorità nella quale erano soliti rifugiarsi i giovani soldati per sopravvivere al dolore e alla paura.

Concetti come l’importanza dell’incontro e dell’interazione sono enfatizzati nella proposta dell’artista trentina Annamaria Gelmi che usa il simbolo intenso della Croce. Campeggia con la sua monumentalità e amplifica la dimensione fortemente introspettiva che il susseguirsi delle opere innesca – ha ricordato la curatrice Rossi -.

Il meccanismo del guardarsi dentro viene indagato da Gelmi in un’altra opera, un dittico nel quale alle immagini esterne del forte, concepito come una poderosa fortezza inespugnabile, corrispondono due specchi che riflettono gli angusti spazi interni di questa architettura svuotata.

Fausto Balbo, artista piemontese, ha lavorato invece sulle potenzialità del suono, portando al forte una serie di installazioni, tra cui un monolito che esige il contatto fisico con lo spettatore.

Al freddo metaforico patito dai giovani arruolati va inevitabilmente il rimando della sua opera Inverno, al passare interminabile del tempo, con il suono di una goccia d’acqua che Balbo ricrea con una risonanza che assillava le notti di chi abitava queste architetture inospitali, trasudanti umidità.

Ideata e curata dalla Galleria d’arte di Giordano Raffaelli, “Arte Forte – Aspettando il momento” propone un innovativo accostamento tra le linee architettoniche di origine austroungarica del circuito dei forti del Trentino ed il linguaggio dell’arte contemporanea con la sua capacità di suggestionare e di ricercare il senso di sé attraverso metafore, idee, slanci creativi.

La mostra diffusa “Arte Forte – Aspettando il momento” si inserisce nella quarta edizione di Sentinelle di Pietra, promossa dal Servizio attività culturali della Provincia autonoma di Trento e curata dal Centro servizi Santa Chiara e dalla Fondazione museo storico del Trentino e sarà visitabile fino al 23 settembre.