Henry Kissinger: l’Idealista

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Lo storico scozzese Niall Ferguson, ha pubblicato in data 29 settembre 2015, la biografia da lui scritta di uno dei più importanti e discussi personaggi storici influenti nel periodo della guerra fredda: Henry Kissinger. Il professore di storia moderna all’Università di Harvard, giornalista e saggista, è un impavido sostenitore della storia controfattuale e del metodo controintuitivo. Non stupirà, dunque, che anche in merito a Kissinger si sia chiesto quanto di vero ci fosse stato nei racconti, nelle interviste, nei libri di storia e nelle ricostruzioni della personalità del politico, e quanto invece fosse stato travisato. Ma non è stato Ferguson, per primo, a volersi addentrare tanto nella storia di Kissinger: fu quest’ultimo a chiedere direttamente allo storico di scrivere la sua biografia, e quando Ferguson, nonostante ne fosse senza dubbio lusingato, dovette rinunciare all’offerta perché sotto contratto per altri progetti, Kissinger gli telefonò dicendogli che era un peccato, poiché proprio in quel momento era venuto a conoscenza del ritrovamento di alcuni documenti degli anni 50-60, che aveva creduto persi per sempre. A quel punto Ferguson non poté più rifiutare.

Il primo volume della biografia, da poco pubblicata, riporta i primi 45 anni della vita di Kissinger: dall’infanzia, ripercorrendo le origini della famiglia ebraica, alla fuga dalla Germania nel 1938, per scampare ai nazisti e alle persecuzioni. L’arrivo a New York e la stabilizzazione nella città; il cambiamento di nome da Heiz a Henry; il diploma alla High School George Washington; gli studi serali al City College e il lavoro di giorno, prima come operaio in diverse fabbriche, poi in un ufficio postale, per mantenersi gli studi e contribuire al bilancio famigliare. L’arruolamento e il servizio militare dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti; la cittadinanza americana e il ruolo affidatogli come traduttore tedesco in un organismo di controspionaggio nella Germania occupata, nel quale si distinse per le doti che forgiavano la sua personalità. L’esperienza della riorganizzazione di Krefeld, città tedesca in subbuglio dopo la fuga dei nazisti, che gli valse la promozione da soldato semplice a sergente. Il trasferimento alla scuola dei servizi segreti del comando europeo, nella quale insegnò agli ufficiali, posto al quale rinuncerà al termine della guerra per proseguire gli studi interrotti. Poi, la laurea, la magistrale e il dottorato alla Harvard, i primi grandi passi nella politica e l’ingresso al West Wing, fino ad arrivare al 1968, anno nel quale si conclude il primo volume e Ferguson decide di spezzare la biografia: subito dopo l’annuncio di Richard Nixon della carica a Consigliere per la sicurezza nazione affidata a Kissinger.

Non è un caso la scelta dello storico, di far corrispondere a questa data lo stacco dei due volumi, ed è lo stesso Ferguson a spiegarne le motivazioni nella prefazione: primo, perché all’epoca Kissinger aveva 45 anni, la metà di quelli che ne aveva nel momento in cui Ferguson ha scritto; secondo, perché ha voluto tracciare una linea di separazione tra il Kissinger pensatore e il Kissinger attore.

In realtà, già dal 1960, il futuro politico era direttamente coinvolto nella direzione della politica estera, come consigliere di presidenti e candidati alla presidenza, ma come Ferguson sottolinea, soltanto dal 1967, e non prima, Kissinger diverrà un attivo partecipante ai lavori diplomatici, per i negoziati con il governo del Vietnam del Nord, nella speranza di concludere la guerra.

Il titolo dell’opera è significativo e rivelatore di ciò che di nuovo essa concerne: “Kissinger: volume I: The Idealist, 1923-1968”. Fino ad oggi, il politico tra i principali esponenti della guerra fredda, è stato raffigurato dai più come un cinico diplomatico, promotore di quella che viene definita Realpolitik: una politica puramente pragmatica, esente da valori prettamente ideali ed etico-morali, nella quale il potere ha la massima rilevanza. Il termine viene ricondotto a personaggi della letteratura filosofica, come Trasimaco, il quale nel libro I di “La Repubblica” di Platone, afferma che la giustizia è la legge dei più forti; e a personaggi storici e politici come Machiavelli, al quale la stessa Fallaci, nella famosissima intervista del 1972, paragona il cowboy solitario (Kissinger).
D’altro canto, questo termine fu coniato dallo storico Von Rochau nel XIX secolo, per designare la politica di Otto Von Bismarck, continuatore della strategia del fautore della balance of power tra gli Imperi Europei, Klemens Metternich, per scongiurare una corsa agli armamenti. La tesi di dottorato di Kissinger, divenuta un libro dal titolo “A World Restored: Metternich, Castelreagh and the Problem of Peace 1812-1822” mette in evidenza, come in altre opere successive, l’importanza fondamentale della diplomazia, unica vera garante della pace, attorno alla quale si devono stringere le grandi potenze, come fecero i vecchi sovrani e diplomatici all’epoca della Restaurazione.
Con i nuovi armamenti, le bombe atomiche e i missili balistici, Kissinger era ben consapevole che il perseguimento della pace e della diplomazia assumeva un nuovo assetto. Contrario alla politica di Eisenhower della “rappresaglia massiccia”, dapprima sostenne che una “limitata guerra nucleare” contro Mosca, o la sola minaccia di questa, avrebbe portato ad un accordo di stabilità. Ma, nel momento in cui, la parità nucleare divenne un dato di fatto, Kissinger ritrattò le sue tesi, suggerendo un accordo su la non-proliferazione delle armi nucleari. Fu, tuttavia, contrario anche alla “risposta flessibile” di Kennedy, che a detta di Ferguson, poggiava sull’ “amore per l’astrattezza, portata agli estremi limiti nella teoria dei giochi” e venne vista da Kissinger colpevole di aver permesso la costruzione del muro di Berlino durante la crisi del ’61.

Ferguson attraverso la consultazione di oltre 100 archivi e di innumerevoli documenti personali, nonché grazie alla diretta testimonianza di Kissinger, arriva alla conclusione del suo volume descrivendo gli anni che lo portarono ai vertici del potere e sulla scena internazionale.

The Idealist denota una nuova figura di Kissinger, forgiata da Ferguson: un politico il cui pensiero trova fondamento nell’idealismo filosofico, combinato alla storia stessa.

di Valentina Canteri

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