I CLASSICI? ODIARLI E’ FACILE

0
41

Definire un classico? Niente di più facile: è un libro che tutti odiano perché sono stati costretti a leggerlo durante la scuola. C’è forse qualcuno che ha dimenticato quei pesanti mattoni all’interno dei nostri zaini? Quelle noiose storie scritte in un italiano incomprensibile ed antico hanno accompagnato gran parte degli studenti per tutto il percorso scolastico, e pochi di loro riuscirebbero a riconoscere nozioni utili per la vita apprese da quei testi sofferti.

 Eppure, è impossibile imparare veramente una lingua senza conoscerne la letteratura, la genesi, i primordi, le origini. E non si tratta solamente dei nuovi termini annessi al vocabolario (pensiamo ad esempio a Perpetua, la governante di don Abbondio nei Promessi Sposi, il cui nome è diventato di uso comune per definire quella donna che si assume il compito di assistere i sacerdoti nelle faccende domestiche). Che cosa sarebbero oggi la lingua Italiana, e soprattutto il popolo Italiano, senza il lungo e periglioso cammino nel quale Dante ci ha condotto nella Divina Commedia? O senza le struggenti poesie sulla guerra delle quali Ungaretti ci ha fatto dono? E che dire dei consigli politici di Machiavelli, o delle commedie teatrali di Goldoni?

Scrive il filosofo Massimo Cacciari: “Classico non è qualcosa che rimanda al passato, è qualcosa che resiste al presente, che contrasta con la moda. […] Se non conservi nel cuore i tuoi classici, sei un moderno che vive sotto l’impressione del momento”. Non si può vivere il presente con la convinzione che derivi da sé stesso. ”L’oggi” che conosciamo non è forse frutto di secoli di storia, arte, filosofia, e letteratura? Un uomo non può pretendere di raggiungere la sua maturazione personale senza prima attraversare l’infanzia e l’adolescenza, anche se queste non sono state sempre piacevoli da vivere.

 Non si studia la letteratura per applicarla alla vita di tutti i giorni, ma per capire da dove la cultura e le conoscenze che applichiamo tutti i giorni derivano.

 Ciò che si può fare dunque (e qui ci si rivolge ai giovani studenti che magari in questo momento stanno maledendo un autore davanti alla sua opera), non è subire l’insegnamento di questa materia, ma imparare ad apprezzarla come si apprezza l’infanzia: con nostalgici e piacevoli ricordi; ma soprattutto tenere presente che senza la letteratura un uomo e la sua lingua non esisterebbero.

Luca Dalle Mese

Comments

comments