“I miei primi 54.000 anni”, il libro che analizza la storia umana dal Neanderthal ad oggi

Tornano gli appuntamenti collaterali della mostra “GENOMA UMANO, quello che ci rende unici”.

A inaugurare la serie autunnale di incontri con ricercatori, scrittori e scienziati che hanno scavato tra le pieghe del grande libro della vita, analizzando, modificando, studiando e proponendo la loro lettura del nostro codice genetico, sarà la scrittrice svedese Karin Bojs, autrice del libro “I miei primi 54.000 anni” (UTET).

Autrice di una mirabile opera di ricostruzione biologica – che risale il crinale del tempo fino all’uomo di Neanderthal, un affascinante viaggio nella storia della specie umana alla ricerca delle radici dei propri avi – dialogherà assieme alla ricercatrice antropologa ed esperta di genetica di popolazione umana Valentina Coia (EURAC). Modera il giornalista Mauro Fattor.

 «Non ho mai conosciuto né la mia nonna materna né la mia bisnonna. Con tutti i problemi che ci sono stati nella mia famiglia, ho incontrato di rado qualche parente. Forse è per questo che spesso mi sono chiesta chi fossero e da dove venissero i miei antenati. Già a dieci anni volevo sapere qualcosa in più su di loro.»

 Così esordisce nel suo libro Karin Bojs, che con questo lavoro ha tenuto fede ai suoi desideri di bambina. Ma non si è fermata ai polverosi atti di nascita o morte di qualche trisavolo: grazie alla mappatura del dna, ha dipanato i fili della storia nascosta nei suoi geni, spingendosi molto più lontano del previsto.

Nel corso di un’indagine appassionata e avventurosa, ha visitato dieci paesi, intervistato decine di ricercatori, letto centinaia di studi scientifici. Soprattutto, è risalita indietro nel tempo ripercorrendo i rami di una genealogia ultramillenaria, dall’epoca in cui i nostri progenitori sapiens vivevano a fianco dei Neanderthal fino a oggi.

In questo viaggio nel tempo e nello spazio, attraverseremo insieme all’autrice l’Europa e il Medio Oriente, dal lago di Tiberiade alle Alpi, da Cipro alle steppe del Don, passando per il Doggerland, la terra che durante l’ultima era glaciale si estendeva dove oggi c’è il mare del Nord; e incontreremo uomini preistorici con la pelle scura ma gli occhi azzurri, scienziati, cavernicoli suonatori di f lauto, artigiani dell’età del bronzo, vichinghi, mammut, antropologi, appestati, bifolchi finnici del XVII secolo, cacciatori “liofilizzati” dai ghiacci e tutta una serie di lontani parenti che non sapevamo di avere.

I miei primi 54 000 anni è un originale album di famiglia allargata, che racconta la più umana e universale delle storie: quella che lega i nostri affetti privati alle oscure origini della nostra specie, e ci ricorda che la famiglia di cui facciamo parte è ben più grande di quel che siamo abituati a pensare.

Scrittrice, giornalista e divulgatrice scientifica, Karin Boys (Lundby, 1959) è stata per vent’anni caporedattrice del quotidiano svedese “Dagens Nyheter”, dove scrive tuttora articoli ogni domenica. Nell’arco della sua carriera ha ricevuto il titolo di dottoressa ad honorem presso l’Università di Stoccolma ed è stata insignita di prestigiosi riconoscimenti, tra cui l’Augustpriset 2015 indetto dall’Associazione degli editori svedesi e il Kunskapspriset assegnato dall’Accademia reale danese. I suoi libri sono tradotti in una decina di lingue e hanno venduto migliaia di copie in tutto il mondo. “I miei primi 54.000 anni. Storia della mia famiglia e del nostro DNA” è il primo lavoro dell’autrice a esser stato tradotto in Italia.

Valentina Coia invece è laureata in Scienze Biologiche all’Università la Sapienza di Roma, ha poi svolto il Dottorato di ricerca in Scienze medico Forensi all’Università Cattolica della stessa città. Dal 2012 è ricercatrice Senior presso l’Istituto per lo Studio delle Mummie dell’EURAC-research di Bolzano. È esperta di genetica delle popolazioni umane, in particolare di quelle provenienti dall´area alpina. Si occupa di ricostruire la storia delle popolazioni antiche e moderne, attraverso l’analisi della loro variabilità genetica. Ha svolto diversi progetti sul territorio e attualmente è impegnata nello studio genetico di gruppi alpini Preistorici e Medioevali al fine di riscostruirne la storia e le migrazioni.