IL MURO DI BERLINO: IERI COME OGGI L’EUROPA NON SI UNISCE

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Sono passati molti anni dal giorno della caduta del Muro di Berlino, parliamo del 9 novembre 1989 (con una unificazione reale geopolitica della Germania sulla carta avvenuta il 3 ottobre 1990); una data che resterà per sempre nella storia europea perché segnò la fine di quel periodo che i giovani conoscono come Guerra Fredda, ma che fu ben altro: fu paura della Guerra atomica, fu sfruttamento del lavoro nero e della emigrazione e fu divieto di libero mercato e di sviluppo economico internazionale. Niente di nuovo e niente di vecchio, se leggiamo tra le righe, perché ogni epoca ha il suo percorso e ogni nazione deve superare gli stessi ostacoli per maturare e rendersi forte e libera. Oggi cade l’Anniversario di quel giorno.

La divisione della Germania venne stabilita per motivi legati in via formale al rispetto della divisione post bellica durante la Conferenza di Yalta nel 1945, in aree di competenza sovranazionali, per contrastare il nazionalismo che aveva portato secondo gli storici a quello che nella storia viene letto come il nazional-socialismo (che sarebbe stato invece un partito, ma tant’è).

Il muro di Berlino venne eretto per frenare la crescita e lo sviluppo di un comune sentire tedesco, almeno formalmente; ma la realtà politica, diversa da quella sociale, della gente, non era esattamente questa: se da una parte vi era tutto l’interesse da parte della Germania dell’Est sotto il controllo URSS di mantenere il popolo in un relativo stato di umiltà, dall’altra era conveniente giustificare con la paura del nazional-socialismo l’esodo verso la Germania dell’Ovest, aiutata dagli USA e in pieno sviluppo e quindi attraente per chi risiedeva dall’altra parte. In Germania dell’Ovest sono migrati numerosi lavoratori trentini e a quella terra, così accogliente, devono molta fortuna e tanta gratitudine. La Germania dell’Est non seguì lo stesso percorso.

Per motivi strettamente politici ed economici, lontano da qualsiasi interesse per la popolazione, il 13 agosto del 1961, quando nel mondo ci si batteva per il contratto di lavoro, la minigonna e si ascoltava la musica hippye, il regime comunista ordinò che fosse eretto un democratico muro, per dividere in due la città, in quel periodo il grande boom economico della Germania dell’Ovest era motivo di migrazione massiccia, oltre 2 milioni di persone fuggirono dall’est per andare verso ovest.

Non bastasse una cordata di cemento, il muro fu raddoppiato a 10 metri circa per evitare che qualcuno potesse oltrepassare questo confine limitativo. Implorando con la
Solidarnosc’ e la politica di Gorbaciov, per la liberazione del proprio stesso confine solo quando l’evidente stato di povertà e di regresso non poteva più essere nascosto e l’esodo non poteva più essere frenato.

Circa 250 persone rischiarono e persero la vita, nella democratica Germania post bellica degli anni settanta, badate bene si sottolinea anni settanta, pochissimo tempo fa, quando oltre la metà dei nostri lettori era già nata (!); morirono nel cuore dell’Europa, perché tentarono di arrivare da parenti o amici che stavano al di là del muro.

L’Italia in tutto questo potrebbe anche avere poco a che fare, se non che l’alleanza militare era quella con i perdenti, cioè con la Germania: a tutti piace immedesimarsi con i vincitori, ma piaccia o no, l’Italia stava con chi ha perso e la storia ha portato poi ad avere un intenso sviluppo con la parte più democratica tedesca, quella legata agli USA, proprio per la possibilità di intessere rapporti economici, che hanno garantito un certo benessere agli italiani. Il riavvicinamento con l’URSS avverrà solo nell’ultima parte degli anni novanta.

Potrebbe obiettare il lettore, se non almeno ricordare che in ogni caso la repressione della democrazia e della rappresentatività non hanno mai portato a risultati apprezzabili dal punto di vista evolutivo, casomai hanno rallentato ed ostacolato il processo di democratizzazione e di scambio culturale ed economico che distingue le società evolute da quelle primitive. Le barriere ideologiche sono come i muri di cemento armato, bloccano la visuale e impediscono alla mente di crescere con onestà intellettuale.

Martina Cecco

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