IL NUOVO IMPRESSIONISMO URBANO DI JEREMY MANN

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I grattacieli di Manhattan come visti attraverso un vetro, senza contorni, con le luci notturne a testimonianza della cronica mancanza di sonno nella grande mela. Una luce azzurra, una solitudine moltiplicata per migliaia di ombre, il tutto in una danza liquida e fiammeggiante allo stesso tempo, mobile, senza contorni. Oppure Union Square in una luce gialla e polverosa, con i negozi affacciati sulla strada, luci accese negli atelier e macchine nell’intento di frenare. Il caos distante e allo stesso tempo immediato, con una testimonianza viva e presente, ma a distanza di sicurezza.

Ritornano gli impressionisti, come da un sequel di “ritorno al futuro“, con una DeLorean atterrata direttamente nel 2014, nel cuore di grandi città, dopo aver lasciato la Parigi della seconda metà dell’Ottocento, con i suoi salotti, le sue maniere, l’interesse più rivolto al colore che al disegno.

La pittura impressionista del 2014 ricalca il corredo genetico che l’ha generata, con grandi contrasti fra luci ed ombre, le forme conosciute descritte con cromie inaspettate. I codici del colore sono infranti. L’impressionista del primo decennio del 2000 è Jeremy Mann, nato e cresciuto in Ohio, californiano d’adozione. Sembra nato nell’epoca sbagliata, ma è proprio attraverso le sue pennellate che noi riusciamo a vivere una realtà diversa della nostra contemporaneità. L’alternativa sembra vissuta da uno spettatore: dietro a un vetro, dietro alla pioggia, dietro all’afa, dietro a un tramonto. I paesaggi si distendono, urbani, desertificati, totalizzanti.

 Da Los Angeles a New York, da San Francisco a un temporale sul fiume Hudson. Sembra che le città si lascino ritrarre da un’angolazione diversa. Jeremy Mann racconta storie e fotografa – il tutto utilizzando “soltanto” la tecnica dell’olio su tela. La materia è spessa, conflittuale. Le pitture notturne raccolgono più strati di sensazioni diverse: come guardare un panorama attraverso una vetrata e, in questa vetrata, altri riflessi dell’ambiente alle nostre spalle. Jeremy Mann dipinge quello che è davanti a noi e quello che siamo noi, pur senza un contorno, pur senza una reale intenzione. Nella sua arte il paesaggio è più importante dell’uomo, l’ora perfetta è più suggestiva del personaggio adatto. Nuovo impressionismo urbano: torna la pittura più lenta per chi vive di fretta.

di Viviana Giovannini Leveghi

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