“Il rigore che non c’era”: una delle (tante) ragioni per innamorarsi di Federico Buffa

C’è chi si chiede che cosa sia la bellezza. E c’è chi semplicemente l’osserva affascinato, senza porsi particolari domande a riguardo. C’è poi chi delle domande se le fa, come Federico Buffa nel suo nuovo spettacolo “Il rigore che non c’era”, impegnato in un tour che l’ha visto partecipe – tra le altre cose – proprio al Festival della Bellezza, nella bella città scaligera di Verona.

Un viaggio surreale quello del noto giornalista sportivo, tra le esistenze di alcuni dei personaggi – sportivi, politici e musicali – più famosi di sempre. Grandissimi protagonisti che hanno segnato, volontariamente o meno, le nostre vite fin dalla nascita; tra grandi bivi esistenziali e storie che solo Buffa, ritenuto tra i migliori storyteller in circolazione, riesce a raccontare in certi modi: toccando le corde più intime e profonde del nostro animo. Facendoci sentire protagonisti, più che spettatori, come solo chi lo ascolta può comprendere.

Una vera e propria “epica sportiva”, che Buffa affronta partendo da storie che hanno segnato il corso del nostro tempo. O più precisamente del secondo Novecento. Narrazioni di coincidenze e imprevisti, come più volte viene fatto intendere nei vari dialoghi con la cantante Jvonne Giò e l’attore Marco Caronna. Senza nulla togliere al suggestivo Alessandro Nidi, in grado di dialogare semplicemente con le note del suo pianoforte. 

L’intreccio narrativo poi, con al centro il tema del destino come inghippo, in quel gioco a incastri che tende sempre a ripetersi, (per dirla cinematograficamente alla Paul Currie) parte da Pelé e passa per i Beatles, considerando i diritti civili e Bob Dylan, fino a giungere a Stanley Kubrick e alla scoperta delle Americhe. “E se Colombo fosse stato convinto di aver scoperto qualcosa di diverso dall’America?” si chiede Buffa ad un certo punto. “Forse oggi non si chiamerebbe così”. Ma nulla, forse, è concesso al caso. E tutto accade, o è accaduto, perché così doveva essere.  

Personaggi unici nel loro genere, tutti contraddistinti dallo stesso destino: intraprendere, nel corso alternativo e casuale degli eventi, strade che gli consentiranno di poter influire sulla storia dell’umanità.

Buffa ci prova (e ci riesce). Il “giornalista-storyteller” si tuffa infine in un’avventura degna del più arduo tarlo pasoliniano: quella di correlare la bellezza allo sport e riuscire nell’impresa di andare oltre la telecronaca. Sconfinando nel teatro e raggiungendo ciò che più di simile c’è ad un attore. Quasi fosse da sempre accumunato dal fato in ciò che più gli riesce meglio: raccontare storie. 

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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna dal gennaio 2018, è caposervizio della testata giornalistica Secolo Trentino dal novembre del 2016 e tirocinante presso il quotidiano L'Arena di Verona. E' laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi in sociologia delle comunicazioni di massa, dal titolo: "La comunicazione nell'era dello storytelling management: la narratologia nei media come strumento di controllo di massa". Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, con curriculum in Relazioni Pubbliche.